Alla scoperta dei campioni del K1

Eccoci al terzo appuntamento con il reportage che Danilo The Perfect Bellomo ci manda dal Giappone. Come se la starà cavando alle prese con i fighters locali? Avrà incrociato i guanti col mitico Takeru? Non vi resta che leggere.

 

Capitolo 3

Race, Forrest Gump, Momenti di Gloria, Running Brave, Mc Farland sono solo alcuni dei film che hanno celebrato la grandezza della corsa.

Quando ero bambino fu il primo mezzo reale per confrontarmi, per misurarmi con i miei coetanei e con me stesso. Ricordo le gare con i miei vicini di casa, ricordo come ogni volta che perdevo sentissi avvampare dentro di me uno spirito competitivo che da allora non mi abbandonò più e che mi spinge, tutt’oggi, a continuare a sfidare chi è migliore di me nella convinzione che prima o poi lo batterò. E, come da bambino, la corsa fu il primo momento di reale competizione alla Krest Gym di Sagami-ono.

L’allenamento sta per iniziare. Un gruppo di fighters si avvicina a me dicendomi:” Running, running”, mi allaccio le mie Asics. Si incomincia. Dopo una breve passeggiata arriviamo a una salita lunga all’incirca 150 metri. Dentro di me si fa strada quella sensazione di eccitazione mista a insicurezza che si avverte quando non sai cosa aspettarti: spero solo di tenere il passo.

Il primo esercizio prevede scatti a coppie e subito mi ritorna in mente quell’agonismo della mia infanzia. Sono pronto a dare il massimo per non farmi battere. “Via”. Sono fortunato, il primo esercizio è la mia specialità dato che me la sono sempre cavata bene nello sprint e “brucio” il mio avversario. Torniamo all’inizio della salita e ci prepariamo al secondo scatto. Parto ancora forte ma non mi accorgo che l’arrivo è cambiato e mollo prima del dovuto, all’arrivo trovo il mio avversario, anch’esso cambiato, che me lo rinfaccia bellamente e mi fa capire che nonostante sapesse che avevo mollato prima del previsto per un’incomprensione il vincitore era lui. E io che pensavo di essere competitivo. Gli ultimi due scatti non ne ho già più: sullo sprint vado bene sulla resistenza c’è ancora molto da migliorare.

A questo punto dopo un apprezzatissimo cooling break, cambiamo esercizio. Formiamo delle coppie per peso e un compagno sale sulla schiena dell’altro e sfida l’altra coppia. Ora sì che la salita diventa impegnativa!! Non per questo mi tiro indietro e alla quarta e ultima salita riesco anche ad arrivare davanti alla coppia avversaria con i complimenti del mio compagno che mi riempiono di soddisfazione. Una soddisfazione che durerà giusto il tempo di rientrare in palestra per il primo, e attesissimo, sparring, anche se a contatto leggero. Erano un paio di settimane che non scambiavo (in gergo fare sparring con un avversario) e il primo compagno è proprio lui: il campione del mondo Segawa Takeru. Come prima della corsa avverto ancora quella sensazione.

Naturalmente è fortissimo ed è un impresa avvicinarsi anche perché utilizza il calcio frontale e la ginocchiata d’incontro magistralmente per tenera la distanza, senza contare che lui non avendo partecipato alla sessione di corsa è molto più attivo rispetto al sottoscritto. Sono esausto e… mancano ancora 5 round! Completando tutti i round cambiando sempre avversario mi rendo conto che tecnicamente non sono così distanti da me, anche se il modo di combattere è diverso, con molti calci derivanti dal karate e pochissimi tempi morti, ma è dal punto di vista atletico che si evince la vera differenza: l’essere professionisti . In Giappone gli atleti di alto livello vivono di questo sport, possono permettersi di allenarsi con intensità e durate diverse da quelle italiane dove molti atleti, anche i cosiddetti professionisti, per mantenersi hanno un lavoro che occupa la maggior parte della loro giornata e consuma buona parte delle loro energie.

A certi livelli la competitività da sola non basta.

Danilo Bellomo

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Categoria
KICKBOXING

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