Violenza domestica e MMA

Qualche settimana fa la moglie di Tony Ferguson  ha richiesto al tribunale l’emissione di un ordine restrittivo nei confronti del marito. Ciò ha fatto sì che si tornasse a parlare di violenza domestica  da parte di figther di arti marziali miste. Non è in effetti il caso di Ferguson che sembra essere afflitto più che altro da manie, pare viva nel terrore di essere controllato e spiato. Il problema però esiste.

E’ sufficiente fare una ricerca su Google per veder apparire diversi casi simili avvenuti negli ultimi anni. Nick Diaz arrestato per violenza domestica nel maggio dello scorso anno. La fighter Rachael Ostovich aggredita dal marito Arnold Bendom, anche lui atleta UFC nel novembre dello stesso anno. Michael Graves rilasciato da UFC dopo le accuse, nel mese di ottobre del 2017, di aver picchiato la fidanzata.

Viene da chiedersi le motivazioni di tutto questo.

Sono legate al fatto che molti fighter sono cresciuti in ambienti difficili, com’è per tanti uomini comuni che si macchiano di questo crimine? O il fatto di essere praticanti di uno sport da combattimento può aver influito?

Occorre dire subito che uno dei primi insegnamenti che si ricevono quando ci si avvicina a una qualsiasi arte marziale è quello del rispetto. Per l’avversario ma non solo, soprattutto per il prossimo e il più debole. Più di un ragazzo, negli ultimi tempi anche ragazze, ha grazie al ring o all’ottagono potuto percorre strade migliori nella vita rispetto a quelle che lo avrebbero atteso altrimenti.

 

Ostovich in azione contro Vanzant

Ieri abbiamo fatto quattro chiacchere informali sull’argomento con uno psicologo.

Tra l’altro praticante una ventina d’anni fa agli albori del movimento e istruttore in palestra, attività con cui si è mantenuto agli studi.  Ricerche mediche recenti sulla questione non ce ne abbiamo trovate, probabilmente troppo poco di interesse generale l’argomento. Suo parere è che il marzialista autentico, cresciuto apprendendo anche la filosofia della sua disciplina ben difficilmente sarà violento in famiglia. Certo, soprattutto relativamente a un atleta professionista di lunga militanza, in qualche caso i tanti colpi ricevuti alla testa potrebbero far scattare molle sconosciute o incubi.  E mi viene in mente il terrore di essere spiato di Tony Ferguson.

Importante è, a suo avviso, che oggi, epoca in cui molti ragazzi iniziano a praticare direttamente MMA senza arrivarci da un’arte marziale specifica, non si perda di vista l’insegnare loro oltre a colpi, posture e prese  anche la corretta filosofia di rispetto che caratterizza gli sport da combattimento.

Non pretendiamo certo con queste poche righe di far luce su un argomento delicato e complesso come quello della violenza domestica. Solo non abbassare la guardia nei confronti del problema perché, coinvolga marzialisti o meno, costituisce un triste aspetto della nostra società che va combattuto.

 

Categoria
MMAUFC

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