UFC History

C'era una volta una notte di novembre in quel di Denver

Le MMA in Italia hanno certamente un pubblico piuttosto giovane, ed è dunque molto probabile che non siano in molti a conoscere le vicende dei pionieri di questo sport. E anche essendo degli over 40, o magari 50 come me, le immagini di certi eventi non arrivavano di sicuro nel ristretto mercato televisivo italiano dei primi anni Novanta. Dunque FZI, che nasce con lo spirito e la voglia di approfondire e di non limitarsi a cogliere l’attimo della notizia come ormai quasi tutti fanno in rete, ha deciso di riscoprire un po’ queste vicende e raccontare la storia dall’inizio.  Seguiremo prevalentemente quelle che sono state le vicende di UFC e perché è la maggior promotion del settore e perché c’è molta più facilità nel reperire materiale in merito.

Premetto che chi scrive è un giornalista freelance con trentennale esperienza e uno storico dello sport, ma non certo un tecnico di MMA, disciplina cui mi sono avvicinato da spettatore cinque anni fa già quasi cinquantenne e che mi ha preso prima quanto poi più della boxe che invece seguo fin da bambino. Dunque non farò analisi tecniche e comparazioni di stili lottatori, ma mi limiterò a raccontare.



Esaurita la premessa partiamo con la storia. Tra un mese, il prossimo 12 novembre, saranno trascorsi 25 anni da quando alla McNichols Sports Arena di Denver andò in scena il primo evento UFC.

Si trattò di un torneo ad eliminazione diretta con un tabellone composto da otto lottatori esperti in diversi stili di lotta e combattimento. In palio per il vincitore 50.000 dollari e l’onore di portare la propria disciplina marziale a primeggiare sulle altre.

Ad UFC 1 non erano previste classi di peso, né round o giudici. Si vinceva solo per KO, resa dell’avversario o getto della spugna da parte dell’angolo. Nemmeno erano in vigore particolari regole se non che erano vietati morsi e dita negli occhi e c’era libertà di scegliere se combattere coi guanti o meno. Due veterani di Vale Tudo, Joao Alberto Barreto ed Helio Vigio furono scelti come arbitri.

A volere fortemente questo confronto furono Rorion Gracie, atleta di jiu-jitsu brasiliano ed esponente della famosa famiglia brasiliana e Art Davie, imprenditore e uomo di affari californiano. Sotto la loro spinta nacque la WOW Promotions che, finanziata da 28 investitori privati iniziò ad operare per rendere possibile l’evento.

Ci furono contatti con diversi produttori di pay-tv, allora agli albori, e venne raggiunto un accordo con SEG, azienda pioniera del settore al cui ufficio marketing si deve il nome di The Ultimate Fighting Championship.

Come può far capire il nome stesso non c’era l’idea di creare una serie di manifestazioni ma di produrre uno spettacolo unico, e cercare di rispondere alla famosa domanda: “può un wrestler battere un pugile?” che da anni cercava una risposta, forse ancora da prima del pareggio del 1976 a Tokyo nella famosa sfida mista tra Antonio Inoki e Muhammad Alì.

Veniamo ora alla parte prettamente sportiva, che ho rivisto grazie a Fight Pass proprio prima di iniziare a scrivere.


Dieci furono gli atleti che accettarono la sfida, due dei quali in qualità di riserve: Jason DeLucia (1969), atleta di Ju-jitsu allievo dei Gracie con esperienze precedenti in varie discipline come kung fu e taekwondo, e Trent Jenkins, karateka di cui nemmeno Sherdog conosce l’anno di nascita! I due si affrontano per giocarsi il posto di prima riserva e De Lucia sottomette l’avversario in 52 secondi. Non ci saranno però rinunce o infortuni tra gli otto attori principali e dunque il suo impegno finirà con questo preliminare.


A questo punto via ai quarti di finale. Gerad Gordeau (1955), olandese, specialista del karate con esperienze anche nella kick boxing, campione europeo e mondiale di Savate, ci mette un attimo, 26 secondi, a mettere KO con un calcio Teila Tuli (1969), statunitense delle Hawaii con origini samoane, attivo nel Sumo fino a qualche anno prima con risultati molto buoni per un non giapponese, ma fermo dal giugno 1989 dopo una ventina di sconfitte consecutive.


Sempre nella parte alta del tabellone Kevin Rosier (1962-2015) ci mette parecchio di più a sconfiggere per KO tecnico dovuto a colpi alla testa Zane Frazier (1966).

Kickboxer Rosier, un record ottimo 66 vittorie e 8 sconfitte e svariati titoli mondiali conquistati nei supermassimi e pugile molto meno efficace (7-17). karateka e kick boxer Frazier.


Nella parte bassa del tabellone invece Ken Shamrock (1964) wrestler da 110 kg, ha la meglio su Patrick Smith (1963) sottomettendolo dopo 1’49”. Quattro giorni prima del torneo di Denver aveva combattuto a Kobe, in Giappone, dove in 44” aveva sottomesso Takaku Fuke nel corso di un evento chiamato Pancrase: Yes, We Are Hybrid Wrestlers 3.

Decisamente altri tempi e altre normative… Lo sconfitto Smith, anche lui statunitense, ha un bel record nella kick Boxing 66-8, mentre è 5-11-2 nel pugilato, con esperienze in almeno altre cinque o sei arti marziali.


Royce Gracie (1966), vincitore dell’ultimo quarto di finale, credo non abbia bisogno di presentazioni nemmeno oggi. Primo ad entrare nella Hall of Fame di UFC vent’anni esatti dopo la serata che stiamo raccontando insieme a Shamrock. Suo avversario, sottomesso in due minuti e 18”, Art Jimmerson (1963), pugile da 33-18 a fine carriera, ma 29-5 al momento del match con Gracie. Jimmerson salì sul ring con un guantone da boxe rosso sulla mano sinistra e la destra libera, unico fighter della serata a scegliere di indossare almeno un guanto.


In semifinale si affrontano Gordeau e Rosier, con l’angolo di quest’ultimo che dopo 59 secondi getta la spugna per il gran numero di colpi che l’olandese gli sta infliggendo. Gracie si libera di Shamrock per sottomissione in due secondi di meno.

La sfida finale oppone il peso massimo olandese al certo meno imponente Gracie che però ha troppa tecnica per avere problemi e si laurea campione in 1 minuto e 44 secondi ottenendo la terza sottomissione della serata e intascando i 50.000 dollari.



Il successo di UFC 1 è incontestabile e gli 86.592 accesi all’evento in ppv registrati da SGE convinsero sia loro che la WOW ad insistere e a mettere in cantiere un UFC 2. La strada iniziava a tracciarsi…

La casa di UFC 1, la McNichols Sports Arena di Denver non esiste più dal 2000, quando fu demolita dopo 25 di servizio casa anche dei Colorado Rockies in NHL dal 1976 al 1982 e dei Denver Nuggets nell’ NBA fino al 5 maggio 1999.

Dei dieci protagonisti di UFC 1 solo qualcuno avrà un futuro nelle arti marziali miste, Jenkins, lo sconfitto del match preliminare combatterà altre tre volte, una in UFC, perdendo sempre prima del limite.

De Lucia invece combatterà per ben 13 anni, da peso leggero. Lo ritroveremo qualche volta anche in UFC ma soprattutto in Giappone in Pancrase, chiudendo la carriera 33-21-1.

Tra gli sconfitti ai quarti di finale lunga carriera per Patrick Smith, che ha combattuto in svariate promotion fino al 2009 e concluso con due match molto improbabili ben oltre i quarant’anni nel 2015 e 2016 persi malamente. 20-17 il suo record.

Frazier è rimasto sporadicamente nel mondo delle MMA da peso massimo combattendo fino al 2009 con lunghe pause col certo non esaltante record di 3-10.

Teila Tuli e Art Jimmerson sono rimasti fermi al match UFC di Denver senza mai più ripresentarsi nella disciplina. Per l’hawaiano diverse apparizioni come attore in film e serie tv.

Kevin Rosier è apparso in tutto 8 volte nelle MMA, anche lui peso massimo, senza certo incidere: 2-6 il record maturato tra il 1993 e il 2000. È mancato il 14 aprile del 2015.

Ken Shamrock invece ha combattuto a lungo e ad alto livello, rimanendo atleta UFC fino al 2008, per poi continuare a combattere fino al 2010 in altre organizzazioni. Ha conquistato cinture sia in UFC che in Pancrase. A oltre 50 anni nel 2015, è tornato in attività disputando due match Bellator, il secondo dei quali molto mediatico nel febbraio 2016, la rivincita della semifinale UFC 1 contro Royce Gracie che cinquantenne lo sarebbe diventato qualche mese dopo. Vinse Gracie per KO tecnico dopo 2 minuti e 22 secondi.

Il finalista di UFC Gerard Gordeau, il più anziano dei dieci, dopo i tre incontri di Denver ne disputò ancora uno solo, in Giappone, contro Yuki Nakai a Vale Tudo Japan 1995, perdendo per sottomissione dopo 2’41” della quarta ripresa.

Royce Gracie ( 15-2-3) lo ritroveremo varie volte lungo il percorso di questa storia, dunque non anticipiamo nulla…

[Per record e dati anagrafici citati in questo articolo ci siamo appoggiati a Sherdog]

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