UFC e la clausola della discordia

Gli echi di UFC 249 non si spengono: da una parte si continua a parlare dei risultati dei vari match, dall’altra sta montando una polemica su una certa clausola che UFC avrebbe fatto firmare non solo agli atleti,  ma anche a tutte le persone che sono state coinvolte nell’evento,  esponenti dei media compresi.

In pratica si tratta di una diffida dal parlare delle misure che sono tate intraprese per combattere e prevenire i casi di Coronavirus e alla rinuncia di rivalersi per danni causati dall’eventuale conseguimento della positività.  In pratica si solleva UFC da qualunque responsabilità e per ogni tipo di danno che si possa subire in seguito.

“They, or any of the other participants they may infect, cannot hold the UFC liable if they end up having “severe and permanent damage to health” or other outcomes “not limited to, death, fever, weight loss, irreversible pulmonary, respiratory and/or neurological system damage, mental or emotional distress, temporary or permanent disability, loss of income, loss of employment, loss of financial or other opportunities, medical expenses, which may or may not be covered by insurance, cleaning expenses, mandatory self-quarantine, loss of licenses.”

Dana White, a precisa domanda dei colleghi di Yahho Sport è parso piccato e ha sottolineato che la clausola tutela la promotion dalla diffusione di notizie non corrette e dalla denigrazione (disparagement),  ma analisti esterni si sono messi al lavoro e quelli del New York Times hanno fatto presente che nessun elemento nel testo limita l’effetto della clausola solo ai casi di denigrazione.

La questione è emersa quando sono circolate alcune foto di Jacare in prossimità di altri fighter nel backstage anche dopo la scoperta della sua positività e qualcuno si è chiesto come mai nessuno dei giornalisti al seguito dell’evento abbia fatto menzione della cosa.

E’ quindi venuto fuori che anche i media hanno dovuto sottoscrivere un accordo nel quale in pratica hanno limitato le loro prerogative, potendo scrivere solo della parte prettamente sportiva.

“Health and safety protocols are of key public interest. These can resonate well outside the bubble of fans seeking coverage of the sport. It is hard to understand why any media in attendance would agree to such restrictions.”

Non è la prima volta nella sua storia che UFC è abbastanza borderline per questioni che vanno a riguardare anche l’antitrust,  ma forse stavolta si è spinta troppo oltre,   alla fine non si tratterebbe altro che di una clausola capestro per gli atleti,  che si assumono tutti i rischi.

Ma se la loro firma è giustificata dalla necessità di combattere e guadagnare denaro,  inspiegabile è la firma da parte dei media,  che hanno rinunciato volontariamente a fare il loro lavoro, che è quello di informare il pubblico su quello che succede.

Si sono venduti per un posto in prima fila, diventando semplici PR dell’evento stesso e scatenando parecchi dissensi da parte di coloro che interpretano la professione in maniera più rigida, come Karim Zidan, una delle penne più stimate del settore.

“You would think that media members covering the first major sports event during a pandemic would try to critically report on the UFC’s (clearly concerning) pandemic protocols/safety measures. Instead, they signed away their souls to become cheerleaders for the event. Pure madness”

Vedremo nei prossimi eventi se il polverone che si sta alzando forzerà la mano a UFC e la clausola verrà perlomeno modificata, il background di Dana White tenderebbe ad escludere questa eventualità.

 

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