UFC 229 REVIEW

la fine del mito

UFC 229, quello che doveva essere l’evento dell’anno, è passato. Entrato sicuramente nella storia della disciplina, forse dalla parte sbagliata. I fatti accaduti dopo il main event rischiano di oscurare una card di alto livello che ci ha raccontato diverse cose sui futuri equilibri nelle categorie della UFC.



CARD PRELIMINARE:



pesi welter: Tony Martin batte Ryan LaFlare per KO alla terza ripresa.


pesi leggeri:

– un ottimo Nik Lentz domina un lento Gray Maynard in tutti i campi, compresa la lotta, vecchio punto forte del ‘bullo’ ex contendente al titolo, per poi spegnerlo con un high kick nel secondo round, nel momento in cui Maynard sembrava aver preso le redini del combattimento.

È sempre antipatico auspicare il ritiro di un fighter, specie dopo una brutta sconfitta (la quinta per KO dopo il 2011), ma non credo che Maynard sia ancora competitivo per i livelli UFC.

– Scott Holtzman batte Alan Patrick per KO alla terza ripresa.


pesi gallo femminili:

Yana Kunitskaya batte Lina Länsberg per decisione unanime.

Aspen Ladd si conferma, a soli 23 anni, prospetto da tenere d’occhio con una prestazione selvaggia, finendo con un violento ground and pound la veterana Tonya Evinger.


pesi welter: Vincente Luque distrugge il ‘debuttante’ Jalin Turner per TKO al primo round, mostrando ancora una volta la sua esplosività in piedi. Per l’assassino silenzioso si tratta della terza vittoria consecutiva (tutte prima del limite) ed è la settima vittoria su nove match in UFC. Certo l’avversario non era il più impegnativo possibile, spero di rivederlo al più presto.


pesi mosca: nel match clou dei preliminari si verifica la più grande sorpresa della card, infatti Jussier Da Silva riesce a battere per decisione unanime Sergio Pettis.

‘Formiga’ ha lottato ad armi pari nelle fasi di striking grazie al suo footworking, ed è riuscito ad imporre la sua lotta in tutti e tre i round sul fratello minore di Anthony. Quest’ultimo è stato incapace a difendersi dai take down di Formiga e non è riuscito a sfruttare le occasioni in piedi perché troppo fermo sulle gambe per arrivare a bersaglio contro lo sfuggente brasiliano.

Questa vittoria inaspettata rischia di creare confusione su chi sarà il prossimo sfidante al titolo dei mosca. Formiga ha sconfitto Pettis ed ha una sconfitta per split decision contro l’attuale campione Henry Cejudo.

Potrebbero esserci i presupposti per un rematch, se non fosse per le sconfitte che lo stesso Formiga ha nei confronti di Benavidez (unico, oltre all’ex campione Demetrius Johnson, ad aver battuto Cejudo) e Ray Borg. Proprio questi due si affronteranno tra circa un mese a Denver, UFC Fight Night 139.

Se avesse vinto Pettis il suo ruolo di number one contender non sarebbe potuto essere messo in discussione. Al momento invece tutte le strade sono aperte. Cattivo matchmaking? O strategia per perdere tempo in attesa del ritorno di ‘mighty mouse’, o di un ancor più incerto superfight fra TJ Dillashaw e Cejudo?



MAIN CARD



Buon incontro di apertura quello fra Michelle ‘karate hottie’ Waterson e Felice Herrig. Con il punteggio in parità la contesa si è decisa al terzo round, dove la Herrig è riuscita a portare a terra la sua avversaria, subendo poi però da posizione teoricamente favorevole diversi colpi potenti e precise da parte della Waterson, che proprio grazie a questa fase si è aggiudicata il match.


Derrick Lewis riesce nell’impresa e si aggiudica il match e una chance per il titolo contro DC, ribaltando a 18 secondi dalla fine un risultato che sembrava già scritto.

La totale assenza di footworking e le braccia perennemente basse, sommate alla maggior statura di Alexander Volkov, hanno permesso al russo di dominare la contesa. Lewis nei primi due round è stato colpito più volte con semplici combinazioni di jab diretto, in almeno tre occasioni è parso che se Volkov avesse proseguito l’azione avrebbe potuto chiudere per TKO.

Il russo non ha voluto rischiare e nel terzo round, avendone già in pugno due, ha preferito addormentare la contesa colpendo con dei leg kick l’avversario, mantenendo una certa distanza dalla ‘black beast’.

Lewis però a trenta secondi dalla fine è entrato in modalità disperazione, centrando Volkov con un overhand destro quando quest’ultimo stava alzando la gamba per tentare l’ennesimo calcio, mentre l’unica cosa che avrebbe dovuto fare sarebbe stata correre per l’ottagono in attesa della fine.

Lewis ha comunque mostrato una gran mascella e un’ottima abilità nel grappling ‘difensivo’. Inoltre ha fatto la miglior prestazione di sempre in un’intervista post fight.

Da sottolineare anche la pessima prova da parte dell’arbitro Herb Dean che, fra paradenti volanti, ditate negli occhi non viste, incapacità nell’ascoltare e farsi ascoltare dai fighter (comica la scena di Lewis che sostiene di aver ricevuto una ditata, Dean che gli dice di continuare, lui si ferma lo stesso e Dean ferma il match per permettergli di recuperare) e stop in ritardo di un paio di colpi, si conferma uno dei peggiori arbitri al momento. Farà comunque peggio più tardi.


Nei massimi leggeri Reyes sconfigge OSP. Come da pronostico OSP ha cercato di portare a terra la contesa ma Reyes è stato impeccabile nel difendere i tentativi di take down. In piedi OSP ha subìto una dura punizione nel primo round, è stato controllato nel secondo e messo praticamente KO a fine terzo round, proprio nel suo momento di massima brillantezza.

Tempismo e difesa dai take down ai massimi livelli per Reyes, che adesso può ambire a un top five.


Pettis-Ferguson è stato il miglior match della serata, che purtroppo è finito prima di quanto meritasse.

A Tony Ferguson non è passata neanche per l’anticamera del cervello l’idea di usare la sua lotta o il clinch contro un esaltato Anthony Pettis, ed ha portato a casa il primo round con un volume di colpi impressionante, conducendo sempre la fase offensiva e costringendo ‘showtime’ a combattere spalle alla gabbia per tutto l’incontro.

Nel secondo round Pettis ha però centrato ‘el cucuy’ con un gancio destro, andando molto vicino a chiudere l’incontro, tuttavia la resilienza di Ferguson, già mostrata in passato, unita al suo estro e alla sua abilità a terra gli ha permesso di salvarsi e addirittura, secondo molti, di vincere il round pur avendo subito un knock down.

Sicuramente ha influito l’infortunio occorso a ‘showtime’, che non è più riuscito a continuare dopo la fine del secondo round. La domanda su come sarebbe finita senza quella mano rotta purtroppo rimarrà, a meno di un altamente improbabile rematch. Comunque un bel promo per le MMA, due atleti che si rispettano e che hanno fatto divertire il pubblico.

Peccato, dopo tutto questo rispetto marziale, che nel post match si è dovuti essere volgari a tutti i costi, con quel ‘fuck’ forzato da inserire in mezzo ad ogni frase per la costruzione di un non so che tipo di personaggio. Questa è solo una piccola degenerazione rispetto a quella che si verificherà più tardi, ma in un certo senso le cause sono le medesime.


MAIN EVENT

Non ci girerò intorno, Khabib Nurmagomedov ha fatto una prestazione ‘monstre’, ha annientato Conor McGregor.

‘The eagle’ ha rifiutato categoricamente lo scambio in piedi nel primo round, quando Conor era più fresco e reattivo, incominciando a lavorare con la lotta, allo scopo di stancare McGregor, che a parte qualche buon movimento difensivo non è riuscito ad attuare alcuna azione.

Con il secondo round abbiamo avuto l’inversione dei ruoli, lo striker per eccellenza che subisce un knock down seguito da un furioso ground and pound, grazie al tempismo di Khabib e alla solita guardia molto bassa di ‘Notorious’, efficace contro i fighter più ‘piccoli’ di lui, meno adesso che combatte nei leggeri. Conor riesce a resistere, ma il suo cardio e la sua sicurezza ormai vacillano.

Il terzo round è forse quello più impressionante per Khabib, che sceglie di scambiare in piedi con l’irlandese, conscio che i colpi del ‘double champ’ non potranno più essere letali. Poco importa di chi abbia vinto o meno questo round, comunque molto chiuso, ma da un punto di vista del morale per Conor è distruttivo. Sa di non avere più armi, le ultime cartucce le ha sparate, adesso aspetta solo di essere finalizzato. E così accade.

Nel quarto round Khabib non affretta, ma appena sente il pubblico alzare la voce in favore dell’irlandese, agisce. Conor non ha più niente da opporre e dopo aver concesso la schiena si ‘lascia’ sottomettere. Una crank pone fine ai giochi.

Khabib Nurmagomedov è ancora campione. Conor ne esce completamente ridimensionato.

Barboza, Al Iaquinta, Johnson, Rafael Dos Anjos, tutti loro hanno dato più filo da torcere al russo che l’irlandese. Certo, stare fermo due anni (tralasciando l’incontro con Floyd) può essere una scusante, ma non credo che si sia vista una peggior versione di Conor la scorsa notte. McGregor è un grande fighter con un talento unico nello striking, ma in una divisione dove non è fisicamente superiore agli altri, potrebbe non rientrare nemmeno nella top 3 e vista la sua difficoltà a scendere di categoria la questione GOAT pare già archiviata.

La tensione che avevo visto trasparire in conferenza stampa non ha inficiato sulla sua prestazione, la strategia di Khabib (e la sua messa in pratica) è stata perfetta. Quella tensione però era palpabile, si intravedeva in certi frangenti del match, dalle parole con cui Khabib si rivolgeva a McGregor alla fine di ogni round, dall’aver sputato platealmente dopo essere stato toccato in viso da un destro di ‘Notorious’. Quella tensione porterà invece a ciò che è successo dopo e che noi tutti abbiamo visto.

Chiunque ha espresso la propria opinione, autorevole o meno, sui fatti accaduti, ed è stato già detto tutto, anche troppo. Mi limiterò a dire che come spesso accade in situazioni del genere non c’è un unico responsabile, la colpa è di tutti, della UFC in primis.

Quello che invece mi preme sottolineare è il disastroso arbitraggio di Herb Dean. Conor ha compiuto ogni scorrettezza possibile: ginocchiate a terra, colpi dietro la testa, pantaloncini tirati, mani e piedi aggrappati alla gabbia e via discorrendo, con un solo piccolo richiamo verbale.

Il sentirsi da solo contro il mondo potrebbe aver ulteriormente motivato Khabib a compiere quel gesto folle dopo l’incontro, scatenando quello che ne è seguito. Sperando che non fosse un’azione premeditata e senza considerare tutte le possibili conseguenze di questo atto criminale, se Khabib voleva dimostrare di essere un marzialista migliore di Conor, non ci è riuscito.

Cosa aspettarsi adesso? Razionalmente il prossimo incontro per il titolo dei leggeri deve essere lo sfortunatissimo scontro fra Ferguson e Nurmagomedov. Ma Conor ha già chiesto il rematch e come spesso succede quando lui è coinvolto, la meritocrazia ed il ranking diventano malleabili.


A presto

Categoria
MMAUFC

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