Se diventerete dei coach….

Questo articolo è dedicato a tutti gli atleti e praticanti di sport da combattimento a cui ogni tanto salta in mente l’idea di dedicarsi all’insegnamento e che vogliono intraprendere il lavoro di coach. Il mio è solo un avvertimento, in modo tale che un giorno non possiate affermare che non lo sapevate, io vi racconto come stanno le cose, poi fate quello che volete:
Se diventerete dei coach avrete un sacco di aspiranti atleti che vi chiedono consigli, che vi venerano, che vi vedono come punto di riferimento per le loro vite. Vi chiederanno consigli sulle modalità di allenamento, lo faranno a tutte le ore del giorno e della notte, ovviamente se non risponderete subito, perché magari siete in autostrada  mentre leggete il messaggio e lo sbirciate con la coda dell’occhio o siete in bagno o, ancora, siete al ristorante a festeggiare l’anniversario di matrimonio con vostra moglie, si offenderanno e si sentiranno trascurati. Secondo l’atleta il coach è coach sempre, non ha famiglia, figli, amici e vive solo in funzione dello sport da combattimento, e non può avere vita sociale di nessun tipo (e questo a volte è vero) . Vi chiederanno consigli sulla corretta alimentazione da seguire, dopo di che faranno come pare a loro e si lamenteranno con voi se non riescono a fare il peso.
Naturalmente, sarete avvertiti immediatamente di ogni loro infortunio, malessere, disfunzione metabolica e anche eventuali difficoltà erettili, vi verranno chiesti consigli medici e, se darete un’opinione come mera supposizione (rigorosamente dopo aver dato il numero e consigliato vari specialisti del settore), qualcuno vi accuserà di abuso della professione medica. Non solo, vi chiederanno consigli su tutto, persino sul percorso di studi da intraprendere, o sulla ragazza con la quale uscire, salvo prendersela con voi se poi vengono  bocciati o se la ragazza in questione non gliela da.
Se diventerete un coach, avrete l’immensa soddisfazione di condividere con i vostri atleti vittorie, grandi prestazioni e ostacoli superati ma giustamente lascerete ai vostri atleti ogni merito, glielo direte direttamente (che è solo merito loro) e lo direte a tutti gli altri, anche se non fosse vero, soprattutto se non fosse vero. Lo farete per motivarli, per dar loro fiducia e questo funzionerà, ma molti atleti si convinceranno che il vostro ruolo sia poco più di un corollario, che siete facilmente sostituibili con chiunque altro. Anche perché, se fate il vostro lavoro seriamente, insegnerete, nella maggior parte dei casi, senza dare l’impressione di insegnare, permettendo al vostro atleta di imparare da solo, interiorizzando davvero i vari saperi e abilità tecniche.
Se diventerete un coach, dovrete consolare i vostri atleti in caso di sconfitta, dovrete analizzare la situazione e comprendere gli errori, dovrete assumervi ogni responsabilità per non demotivare i vostri atleti, in alcuni casi lo farete pubblicamente e, a volte, i vostri atleti si convinceranno che la colpa è davvero tutta vostra, anche se poi non hanno fatto niente di quello che gli avete consigliato. A volte, porterete a combattere atleti che hanno poche possibilità di vincere ma che ci tengono tanto a salire sul ring, e voi li metterete in condizione di difendersi e di dare il meglio, salvo poi mettere la faccia nella sconfitta o nelle sconfitte, perché per quegli atleti salire sul ring è già una grande vittoria e voi non gliela volete negare.
Se diventerete un coach, e avrete la fortuna di tirare su qualche campione, allora sarete il bersaglio di tutte le altre scuole di arti marziali invidiose, che affermeranno che avete avuto solo culo che un campione abbia scelto la vostra palestra, i meriti saranno del campione in caso di vittoria e ,se per caso il campione perde, la colpa sarà tutta vostra che non sapete fare il coach.
Se diventerete un coach dedicherete ogni momento libero dell’allenamento a seguire un atleta che vuole gareggiare, senza preoccuparvi se si tratti di un campione oppure no, solo per farlo migliorare ed aiutarlo a vincere la sua sfida personale, e sarete seri, sia che si tratti di un campionato rionale, sia che si tratti del mondiale del Glory. Lo accompagnerete alle gare e, a volte, percorrerete centinaia di km per un unico atleta. Lui non si renderà conto che state passando una domenica con lui piuttosto che con la famiglia, non si renderà conto che state pagando tutte le spese del viaggio e che avete pagato l’eventuale iscrizione ad una gara, voi non glielo direte mai e molti di loro non lo capiranno mai. Ovviamente, quegli stessi atleti, a volte, vi lasceranno per un altro sport, per un’altra squadra o anche soltanto perché decideranno di smettere e dedicarsi al divano. Alcuni di quegli atleti vi accuseranno di averli trascurati e spesso (o quasi sempre) saranno quelli a cui avete dedicato più tempo, che vi hanno succhiato più energie e così, oltre ad essere il punto di riferimento, spesso sarete il capro espiatorio.
Se farete il coach, e avrete successo, magari qualche vostro atleta combatterà in qualche evento professionistico di grande livello. Allora soffrirete a bordo ring, la tensione che avrete dall’angolo sarà dieci volte maggiore di quella che avevate da atleta. Ogni colpo che prenderà il vostro atleta lo prenderete voi, dritto nella vostra anima e alla fine, e quando arriveranno le telecamere, vi farete da parte e fingerete di non esistere, perché il vostro lavoro è dietro le quinte ed è giusto che sia così.
Poi, però, capita che qualche atleta di dieci anni prima, che magari era scomparso di punto in bianco,  vi scriva e vi ringrazi per tutto quello che gli avete insegnato e allora capirete che tutto sommato fare il Coach non è poi così male. Perché alcuni semi impiegano molto tempo per germogliare e bisogna soltanto avere pazienza.
P. Morelli
Categoria
KICKBOXINGMMA

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