Paolo Morelli: “questo match non andava ripetuto”

Questo match non andava ripetuto, è un incontro che non conviene a nessuno ma che, soprattutto, non conviene alla kickboxing. Sono il primo tifoso di Giorgio Petrosyan che ritengo sia il più grande kickboxer di tutti i tempi e che rimarrà tale per molti anni a venire, nonostante il livello degli atleti contemporanei stia aumentando costantemente. Nessuno come Giorgio è stato ai massimi livelli, numero uno indiscusso per così tanti anni di seguito. Veniamo brevemente ai fatti: il primo match tra  Petrosyan e Petchmorakot doveva avere un esito quasi scontato, il thailandese, specialista della Muay Thai, avrebbe dovuto soccombere in un paio di riprese di fronte al nostro atleta, nonostante il super mediatico torneo da un milione di dollari vedesse in scena otto super campioni la finale per il pubblico era già scritta in partenza.

Nello sport, tuttavia, e negli sport da combattimento in particolare di già scritto non c’è mai niente, sulla carta ci sono sempre dei favoriti, alla fine però i match non si disputano sulla carta, si disputano sul ring e qualcuno lo dimentica troppo spesso. Così, nel giorno dei quarti di finali del super torneo dei 70 kg (la categoria in assoluto più difficile per la kickboxing), il Dio del ring si divertiva a rimescolare le carte, regalando agli spettatori ben tre o quattro cosiddetti “upset da paura”. I due finalisti annunciati uscivano al primo turno, tra loro il nostro Giorgio. Certo Yodsanklai perdeva nettamente contro Sami Sana, in modo quasi inspiegabile, con un verdetto indiscutibile,  mentre Giorgio arrancava contro Petchmorakot, arrancava, ma per la maggior parte del pubblico, non perdeva il match. Il thailandese lo imbrigliava in un clinch ai limiti della legalità per la kickboxing e, di fatto, annacquando la polvere da sparo del nostro Petrosyan che riusciva ad essere incisivo soltanto nel primo round.

Certo alla fine il verdetto era difficile da assegnare, ma molti, me compreso, avevano comunque visto una vittoria di misura dell’atleta italiano. I giudici erano di diverso avviso e premiavano il thailandese, nonostante la tattica palesemente ostruzionistica. Il super torneo perdeva i due protagonisti principali il primo giorno. Ecco che si scatenano le polemiche sul verdetto. Tuttavia tempo poche ore e arriva il colpo di scena, il match viene annullato, il verdetto viene considerato sbagliato. Non i cartellini, il cui contenuto è da sempre insindacabile, ma la condotta del giudice centrale, che a dire della promotion asiatica, aveva lasciato troppo spazio alla tattica ostruzionistica del thailandese e quindi il match va ripetuto.

Ovviamente le polemiche fioccano nuovamente, in questo caso la maggior parte del pubblico si schiera contro la ripetizione del match. La ripetizione appare un modo per fare ulteriore cassa e per cercare di lasciare dentro uno degli atleti più mediatici del torneo nonché il più conosciuto in Europa (prossimo mercato di riferimento di ONE). Inizialmente il team di Petchmorakot annunciava di non voler ripetere il match e di ritirare l’atleta dal torneo e forse sarebbe stata una scelta giusta, alla fine però ritirano il ritiro e decidono di combattere (potere dei soldi?)

A mio avviso il verdetto dei giudici era sbagliato, di poco, ma sbagliato. Il match però non andava ripetuto per molte ragioni. Primo perché si vedono molti verdetti di questo tipo girando per i ring di tutto il mondo, a volte partigiani, a volti dettati da altri interessi, ogni tanto semplicemente frutto di errori arbitrali in buona fede, ma nessuno si lamenta mai troppo di questo tipo di giudizi. Certo, solitamente, non c’è in palio il milione di dollari, ma questa non può essere una scusante, perché se affermiamo che i soldi sono più importanti dei valori dello sport ecco che i valori dello sport non contano più niente. Secondo, perché in questo modo si legittima la possibilità di contestare i verdetti arbitrali, perché il prossimo atleta della top promotion asiatica scontento del verdetto non dovrebbe contestarlo? Terzo si mettono i due atleti in condizioni psicologiche difficili e si aprono le porte ad ulteriori e infinite polemiche: cosa se il match risulta un’altra volta equilibrato e la vittoria viene assegnata a Petrosyan? Si disputa un terzo match? Il nostro atleta è costretto a vincere per KO altrimenti qualsiasi verdetto rischia di essere nuovamente contestato. Se Petrosyan poi perdesse sul serio? Quale sarebbe il futuro del nostro atleta dopo che si è già polemizzato sul briefing arbitrale nel quale è stato ribadito che non è possibile nessuna forma di clinch?

Quarto l’impressione che ha dato ONE in questo caso è di mettere gli interessi mediatici al di sopra degli interessi sportivi. Non dimentichiamoci che il Dio del ring, per mettere ancora più sale alla vicenda e rendere più complesse le decisioni etiche da intraprendere, aveva regalato un altro upset con possibile contestazione: Nieky Holzken, altra leggenda della kickboxing mondiale, aveva perso il titolo in modo piuttosto netto, ma nella terza ripresa aveva messo KO il suo avversario con una ginocchiata allo stomaco, l’arbitro centrale tuttavia le giudicava nelle parti basse. La replay si vede chiaramente che la ginocchiata in questione arriva allo stomaco. Se nella kickboxing esistesse il var questo episodio sarebbe stato valutato in modo diverso, l’incontro di Petrosyan no, e allora? Anche Holzken dovrebbe lamentarsi, anche quell’incontro andrebbe ripetuto. Sicuramente non si possono utilizzare due pesi e due misure. Intanto la data del rematch è arrivata e tutti aspettiamo con trepidazione quello che succederà domani sera, sperando che il pubblico dimentichi tutte le polemiche e che questa decisione non faccia perdere troppa credibilità alla kickboxing mondiale.

P. Morelli

Categoria
KICKBOXINGONE

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