ONE CHAMPIONSHIP: KINGDOM OF HEROES

risultati e analisi

La card di ONE CHAMPIONSHIP dello scorso sabato presentava alcuni match davvero interessanti per quanto riguarda la muay thai e la kickboxing. Se siete interessati ai match di MMA allora vi rimando alla sezione apposita del nostro sito; intanto, qui potete leggere il bell’articolo di presentazione a firma di Lorenzo Leggieri.

Ma andiamo con ordine nella nostra analisi.


I primi a salire sul ring nelle regole della Muay Thai sono il thailandese Petchdam Kayanghadao opposto al cinese Kenny Tse.

Petchdam, per gli amanti della Muay Thai, non ha bisogno di presentazioni. Pur non essendo nella top ten dei ranking Lumpinee o Radjadamnern, ha collezionato alcune vittorie eccellenti, su tutte la vittoria contro Rodtang, attuale n°1 al limite delle 130lb in entrambi gli stadi.

Il suo avversario è, senz’offesa, un anonimo kickboxer cinese di base in Australia che nelle mie aspettative difficilmente potrà opporsi a Petchdam.

Da segnalare il look imbarazzante di Petchdam, con una chioma bionda a pois rosa, forse la cosa più interessante del match. Per dovere di cronaca, vi dico che il thailandese, in guardia southpaw, fa una cosa sola: high kick sinistro. Colpo perfettamente a bersaglio 3 volte nel primo minuto, in cui il cinese assorbe e cerca, invano, un rientro di braccia. Ma poi, il quarto calcio alla testa lascia Kenny Tse esanime a terra. Petchdam a quel punto si esibisce nella cosa più impegnativa della serata, ovvero la danza di festeggiamento.

Mismatch incredibile che spinge ancora di più il pupillo di casa Petchyindee nel mondo ONE CHAMPIONSHIP, allontanandolo da quello che dovrebbe essere il suo posto, ovvero il Lumpinee Stadium. Al cuor non si comanda, d’altronde, e neanche al portafogli.


Secondo match della serata per gli amanti dei guantoni, regole Kickboxing: Singtonoi Por Telakun (THA) opposto a Masahide Kudo (JAP)

Alla vigilia, non è un match per cui vale la pena di strapparsi i capelli. Singtonoi è un thailandese avanti negli anni che ha combattuto senza mai imporsi ad alto livello, seppur affrontando avversari forti come Sittichai Sitsongpeenong. Nota di colore: ha affrontato l’italiano Joseph Lasiri, allievo del Maestro Calzolari, nell’evento ONE di alcuni mesi fa nelle regole Muay Thai extreme, ovvero Muay Thai con guanti da MMA, uscendone vincitore.

Masahide Kudo, perdonatemi, non so assolutamente chi sia. Si perde nella scena della kickboxing nipponica, nulla da segnalare insomma.

Il match è godibile. Singtonoi, che io ricordavo essere mancino, si mette in guardia ortodossa. È chiara la sua strategia, martellare la gamba sinistra di Kudo per evitare il suo buon pugilato, evidente sin da subito. E così il primo round scorre via con il Thailandese che alterna le guardie per colpire di calcio sia sotto con la destra che sopra con la sinistra, ed il Giapponese che cerca forti scambi di boxe. Primo round per Singtonoi. Nel secondo round Kudo è meno mobile, il lavoro alle gambe si inizia a sentire. Partono allora grandi bordate da parte di Singtonoi con il suo calcio sinistro: infatti il thai ritorna nella sua guardia e martella le braccia dell’avversario. I tentativi di accorciare la distanza del Giapponese vengono bel controllate dal Thai con forti ginocchiate e un buon clinch ostruzionistico. Da segnalare un ottimo gancio destro di Kudo che fa barcollare l’avversario, ma round ancora per il Thailandese.

Terzo round a ritmo molto alto: Kudo si sente indietro nel punteggio e lancia il cuore oltre l’ostacolo. Singtonoi però dimostra la sua esperienza, blocca in clinch le azioni dell’avversario e lo tempesta di ginocchiate e di calci medi, a seconda della distanza.

I giudici assegnano, giustamente all’unanimità, la vittoria a Singtonoi.

Terzo match che ci interessa, qui sale il livello.


Petchmorakot Wor Sangrapai, infatti, è n°1 contender al Radjadamnern Stadium e n°2 contender al Lumpinee Stadium. In parole povere, al limite delle 140libbre, è quasi sempre garanzia di vittoria.

Il suo avversario, Alaverdi Ramazanov, l’ho visto combattere di persona: ero al Max Muay Thai con un mio atleta e mi stupì il suo modo tranquillo di combattere. Rilassato, convinto, lanciava bombe con il destro e vinse il suo match per ko. Inoltre, combatte per il Venum Training Camp, che vede fra i suoi allenatori il francese Daniel Woirin (ne ho parlato in questo articolo, vallo a leggere!!!) e fra i suoi atleti gente del calibro di Allazov e Zatout.

Inoltre in questo match è previsto l’uso dei guantini da MMA con le regole Muay Thai.

Pronti via, Petchmorakot in guardia southpaw e un po’ troppo sicuro di sé si fa prima incrociare da un ottimo diretto e poi spazzare al suolo. Ramazanov pare essere più fresco e più pericoloso in questo primo round, il Thailandese sembra lontano parente del guerriero che domina la scena a 140libbre. Ah, da segnalare anche qui una capigliatura indecente: Petchmorakot ha una cresta tigrata! Thailandesi… o li ami o li odi.

Tornando al match, Ramazanov con i suoi continui cambi di guardia e il suo stile aggressivo e fuori dagli schemi mette in seria difficoltà Petchmorakot, vincendo il primo round.

Nel secondo round il Thai sa di dover fare di più, parte con forti middle kicks sinistri. Gli incroci di pugilato del russo però fanno male, vuoi anche per i guantini ridotti, e quindi lo stile Thai non riesce a venir fuori. Dalla metà del secondo round diventa uno scontro a viso aperto, Ramazanov viene tagliato sul cranio, sopra l’orecchio destro, da un gomito fulminante e perde molto sangue. Incredibilmente l’arbitro, dopo più di un minuto di stop medico, fa continuare l’incontro. Ramazanov è durissimo nei suoi pugni, conscio che potrebbe arrivare il TKO da un momento all’altro. Petchmorakot, che a me sembra a corto di fiato, lavora ancora di gomito e cerca il clinch. A 50 secondi dalla fine del round l’arbitro ferma di nuovo e chiama il medico per Ramazanov. E’ finita. Anzi no. Ramazanov deve portare molti sponsor, non trovo altra spiegazione. I due ripartono ed il round finisce stile Rocky vs Drago. Se non fosse per il taglio e gli stop ingiustificati, potremmo assegnare anche questo round al russo.

Terzo round un po’ confuso, fasi di lotta poco apprezzabili alternate a buoni colpi da parte di entrambi. Che peccato vedere uno come Petchmorrakot combattere sulle 3 riprese e con guantini da MMA, ma forse queste sono le regole dello show business ONE CHAMPIONSHIP.

Da parte mia, non posso che trovarlo dissacrante!

Per la cronaca, verdetto per Ramazanov. Direi giusto, alla fine dei conti.


A seguire, un match di cui nessuno aveva bisogno: il 43enne da HongKong Alain Ngalani opposto al 42enne australiano Andre Meunier.

“The panter” Ngalani ha anche una carriera nelle MMA, ma sempre e solo in ONE, segno che questo tipo di atleti piace in oriente (e speriamo rimanga una loro esclusiva).

Forse anche l’ospizio ha sponsorizzato ONE CHAMPIONSHIP, davvero non vedo altra possibilità di avere questo match, e come main event della preliminary card per giunta!

Ah, dimenticavo. Categoria pesi massimi. Sembrano due bodybuilder.

Mi faccio coraggio e vado avanti. Forse mi sorprendono.

In effetti, questi due pesi massimi di 180cm mi sorprendono. Peggio di quel che pensavo. Passa più di un minuto prima di vedere un colpo tirato a bersaglio, un side kick di Ngalani. Il nero di Hong Kong sembra più veloce dell’avversario, scappa molto bene sugli assalti scomposti dell’australiano.

No, davvero. Se avete in mente di rivedere i match ONE fatelo, ma saltate questo!

Il primo round scorre via, ma una cosa bella c’è: Meunier prova una ginocchiata saltata, e Ngalani la schiva ABBASSANDOSI. Non so se è fortuna o abilità, fatto sta che ci riesce, gli assegno il round solo per questo.

Nel secondo round Ngalani, che ha iniziato da southpaw, parte in guardia ortodossa. Si vedono così alcuni ottimi low kick. Poi Meunier lancia un altro ginocchio saltato, ma non salta così bene e colpisce anche l’avversario ai genitali. Il povero Alain Ngalani ha tutta la mia solidarietà maschile, non riesce a continuare per il colpo proibito. Essendo stato involontario, ed essendo arrivato prima della metà del match, viene decretato il no contest.

Poteva venire prima questo colpo irregolare, penso io.


Inizia la main card, e per noi amanti del ring c’è nientemeno che sua Maestà Andy Souwer impegnato nella Kickboxing.

Ora, non so voi quanti anni abbiate, ma chi ha più di 30anni come me ha amato Andy Souwer nel suo periodo del K1. Quando fu battuto, anzi direi schiantato, dal nostro Re Giorgio Petrosyan, nella gioia un po’ fummo tutti dispiaciuti.

Opposto all’olandese, Anthony Njokuani, nigeriano che vanta un record di 25 vittorie ed 1 sola sconfitta nella kickboxing, ed un soprannome come “The Assassin” che non mi lascia ben sperare. Incredibilmente, nonostante ci siano oltre 150match di differenza fra i due, il nigeriano è più anziano dell’olandese. Njokuani però ha avuto una buona carriera in UFC, con match da segnalare contro Makdessi (vittoria ai punti) e Dos Anjos (sconfitta ai punti).

Parte il match. Njokuani è molto mobile, Souwer sembra non aver mai perso il suo smalto. Prime fasi di studio con l’olandese che tiene alle corde l’avversario, bravo a girargli intorno. Nulla da segnalare fino a metà round. Souwer aggredisce, Njokuani riesce a mandarlo a vuoto in un paio di occasioni con ottime uscite. Scambi di high kick parzialmente a bersaglio per entrambi. Round a Souwer, se non altro per il ring control.

Secondo round, pronti via e colpo basso ai danni di Souwer. Il pubblico rumoreggia temendo uno stop come nel precedente match, ma Andy subito riparte.

Ottimo front kick di Njokuani che fa volare Souwer. Copione che si ripete nel primo minuto: Olandese all’assalto, Nigeriano che gira all’esterno. Njokuani copisce e si sposta, manda a vuoto o chiude in clinch. Pur senza un alto volume di colpi inizia a marcare il round e far pendere la bilancia dalla sua parte. Il pugilato di Souwer non trova sempre il bersaglio, Njokuani si muove troppo e spesso in maniera un po’ scomposta ed imprevedibile. Round difficile da assegnare, per me sarebbe di Souwer ma non è una scelta facile.

Nel terzo round Njokuani pare partire all’assalto, ma un paio di colpi ben assestati lo riportano a girare alle corde. Altro colpo basso ricevuto da Souwer, il nigeriano è davvero troppo scomposto.

Si riparte: Andy pare frustrato, rincorrere l’avversario non fa mai piacere. Nei pochi scambi a viso aperto però si capisce che l’unica tattica possibile per evitare il ko, per Njokuani, è proprio star lontano dall’avversario. Alcuni calci singoli portati dal Nigeriano si contrappongono alle serie di colpi, purtroppo non sempre a bersaglio, dell’Olandese.

Il match finisce così, a dimostrazione che un bell’incontro ha bisogno di due combattenti che incastrino le loro caratteristiche. Forse nella fine del terzo round Njokuani fa qualcosa in più, la decisione però è difficile.

Vince Njokuani per split decision, fra lo stupore del team Olandese e di buona parte del pubblico presente, me compreso. Anche i commentatori sono un po’ stupiti, ed ammettono che si tratta della più grande vittoria in una carriera in fin dei conti abbastanza modesta nella kickboxing. Complimenti a lui però per aver impostato la tattica che si è rivelata vincente. A viso aperto sarebbe stato un altro confronto, questo è sicuro.


A seguire, match fra Nong-O e Mehdi Zatout.

Il Thailandese, idolo di casa, non ha bisogno di presentazioni: Campione del Radjadamnern, e Campione del Lumpinee in 4 categorie di peso diverse!

Il Francese, di casa al Venum Training Camp di Pattaya, ha anch’egli un record rispettabile anche se non paragonabile.

Nong-O fa parte del team Evolve MMA, di quella schiera di campioni sul viale del tramonto che arricchiscono il parco allenatori/fighter dell’Evolve di Singapore e che viene puntualmente schierato da Chatri nelle card ONE CHAMPIONSHIP (ne parlo in questo articolo)

Anche questo match di Muay Thai avrà i pugili con guantini da MMA. Insomma, noi puristi della Muay Thai abbiamo potuto vedere con i guantoni solo Petchdam, peccato contro un avversario inesistente.

Ma stiamo al match Nong-O vs Zatout.

Entrambi guardia ortodossa. Il Francese è molto guardingo ma pare molto preparato. Ottima schiavata su high kick e rientro di pugilato. E’ subito un match per palati fini. Nong-O scarica dei calci ripetuti, il Francese può solo rifugiarsi nel clinch. Grandi bordate di gamba di Nong-O, Zatout fa quel che può cercando di afferrare i colpi. Ultimi trenta secondi con scambi molto violenti, Nong-O è ancora su livelli poco avvicinabili dai farang, Zatout però è un leone, incassa e prova a rimettere i colpi. Primo round al Thailandese.

Secondo round che parte con Zatout che cerca di minare la mobilità di Nong-O con forti low kick. Il primo va a bersaglio, il secondo viene stoppato con un frontale. Poi Nong-O mette la freccia e scappa via nel punteggio. Tanti calci medi portano il Francese alle corde, ormai pare impegnato soprattutto a difendersi. Nong-O è aggressivo, ad 1:36 dalla fine del round con un gomito stende Zatout! E’ segnato e barcollante, ma si rialza e va avanti nel subire una punizione che non merita.

Nong-O ormai cerca solo il KO, quasi lo trova, la campana salva Zatout. Che match!

Terzo round, ancora Nong-O aggressivo. Ci regala ogni colpo nel suo repertorio, un gomito girato che Zatout schiva, bordate di calcio e di pugno. Dopo 1minuto e 20” Zatout quasi chiede lo stop a Nong-O. E’ una cosa che negli stadi Thailandesi, quando il verdetto è chiaramente verso uno dei due, si fa spesso. A quel punto i due si scambiano qualche colpo “di facciata” ed arrivano a fine round.

Così succede, i due quasi non combattono più. Poi, a 30secondi dalla fine, altra accelerata di Nong-O, Zatout a terra ma non viene contato. Finisce il match, Nong-O nettamente superiore evita di infierire su richiesta del Francese. Andatevi a cercare il match e fate caso a questo dettaglio, lo ritroverete spesso nei match in madrepatria.

Ovviamente, Nong-O vince per decisione unanime.


Ultimo match per noi amanti dei calci e pugni, la sfida valida per il titolo pesi atomo femminili ONE CHAMPIONSHIP fra la detentrice Kai Ting dalla Cina e la sfidante Thailandese Stamp Fairtex.

La storia di “Nong Stamp” l’ho conosciuta alcuni mesi fa. Bullizzata da bambina, fu accettata dal suo maestro ed ammessa ad allenarsi per vincere la paura di essere sempre aggredita. Da lì ha iniziato ad imporsi nei combattimenti, fino ad essere presa dal prestigioso camp Fairtex che ha intenzione di formare un team al femminile.

La cinese, soprannominata Killer Bee, fa del ritmo la sua arma principale. Di contro, Stamp ha colpi molto forti ed una tecnica sopraffina.

Primo round che parte con cautela, Stamp fa subito capire che il suo calcio destro può far la differenza. Kai Ting punta a pungere di boxe.

Stamp è molto più forte fisicamente, blocca le azioni di pugilato di Kai Ting con clinch e ginocchiate, proiettandola con violenza due volte prima di essere richiamata dall’arbitro. E’ un match di Kickboxing e queste azioni non sono ammesse, purtroppo aggiungo io.

Stamp contrappone all’aspetto da modella e alla grazia dei sui movimenti una potenza nei colpi che fanno ricordare Yodsanklai, non a caso la punta di diamante del Fairtex. Diretto destro e calcio medio destro, ed il round è nettamente per Stamp.

La durezza dei calci di Stamp non permettono a Kai Ting di trovare la distanza per mettere i suoi pugni. La cinese appare frustrata, Stamp invece sorride in puro stile Thai e colpisce con forza. A metà round un frontale di Kai Ting trova fuori equilibrio Stamp, che cade al suolo. Niente di che però, la Thailandese sembra più dura anche nei colpi di braccia. Fine round con Stamp che porta alle corde Kai Ting, più alcune fasi di clinch dominate dalla Thailandese. Anche questo round lo assegnerei a lei.

Terzo round sullo stesso copione. Kai Ting si muove frenetica, quasi una scheggia impazzita, ma quando si arriva a distanza di colpi Stamp sembra di un’altra categoria di peso. A metà round però la cinese trova i pugni giusti, Thailandese alle corde e sull’orlo del KD. Stamp si riprende e termina il round senza particolari affanni. Round però da assegnare alla Cinese.

Nel quarto round il match ritorna sui binari Thailandesi. Un po’ scomposta Kai Ting, molto più pesante nei colpi Stamp, che mostra anche un ottimo timing per sciorinare schivate e calci frontali che impediscono alla Cinese di trovare il bersaglio.

Nel quinto round Kai Ting si lancia all’assalto, è evidente che si sente indietro nel punteggio. Le azioni si equivalgono, entrambe hanno ancora tanta benzina in corpo. Il copione è simile, potremmo assegnare questo round anche alla Cinese per la maggiore aggressività.

Sui miei cartellini Stamp vince il match.

I giudici confermano all’unanimità la mia impressione.

Stamp Fairtex strappa il titolo pesi atomo della ONE CHAMPIONSHIP!


 

È tutto per questo recap di ONE CHAMPIONSHIP: KINGDOM OF HEROES!

Alla prossima!

Categoria
KICKBOXINGMUAY THAIONE

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