Mondiali di lotta 2018: cosa abbiamo da imparare?

Da pochi giorni si sono conclusi i Campionati mondiali di lotta 2018 a Budapest, in Ungheria. Tante sono state le riconferme, diverse sono state le novità, ma “in soldoni”, cosa dovremmo imparare da questo evento?

Anzitutto è interessante vedere la classifica per Paese.

Sul gradino più alto del podio c’è la Russia, seguita in ordine da Giappone e Stati Uniti.

Subito dopo troviamo dei paesi che hanno una lunga tradizione legata alla lotta, soprattutto per via di alcuni stili autoctoni legati alla cultura nazionale: parliamo di paesi come la Turchia, l’Azerbaigian, la Bulgaria, la Cina e la Georgia.

L’Italia si posiziona malaccio, finendo al 28esimo posto con solo un bronzo rosicato dal lottatore italo-cubano Abrham Conyedo, nei -97 kg stile libero.

È interessante anche analizzare le classifiche divise per i tre stili, che riportano in qualche modo un dato da tenere sott’occhio.

Nello stile libero gli statunitensi sono gli avversari diretti dei campioni russi, complice anche la presenza del folkstyle come stile competitivo per il wrestling a stelle e strisce.

Gli americani spariscono dal tabellone quando si tratta di lotta greco-romana, dove invece si fanno avanti tutti i paesi dell’ex-URSS che restano comunque parecchi passi indietro rispetto al colosso russo.

La lotta femminile invece vede lo strapotere del Giappone: dei 5 titoli iridati conquistati dai campioni del Sol Levante, 4 vengono dalla lotta libera femminile, 4 sono anche le altre medaglie conquistate dalle atlete nipponiche, a discapito dell’unico bronzo conquistato da Yūki Takahashi nella categoria -57 kg stile libero maschile.

Entrando ancora più nel vivo, vediamo anche le vicende dei singoli atleti.

Laddove possiamo vedere un lavoro certosino da parte delle federazioni più grandi (USA, Russia, Giappone ecc..) che hanno piazzato ovunque un atleta almeno nelle prime 5 posizioni, altre hanno visto l’ascesa di singoli campioni che da soli, abbracciati alla loro bandiera, hanno lottato per il loro posto al sole tra i colossi.

Uno di questi è sicuramente Frank Stäbler, lottatore tedesco della categoria -74 kg greco-romana. Nonostante appartenga ad una federazione povera di talenti, è riuscito a salire sul gradino più alto del mondo già tre volte. Al suo palmarès aggiunge altri titoli continentali. Dunque è vero che anche i piccoli sanno mordere.

Ci sarebbe ancora tanto altro da dire su questi mondiali. Preferisco però chiudere con una riflessione molto utile a tutti gli amanti delle MMA e degli sdc in generale.

Come abbiamo notato i singoli Stati hanno sviluppato competenze diverse in questo sport, però tutto ciò come si riflette nel panorama del contatto pieno?

Gli statunitensi ad esempio hanno quasi spento le luci sulla lotta greco-romana, decidendo di approcciare il wrestling in maniera più fluida e adattabile a tutte le situazioni. È davvero un caso che tanti campioni UFC e Bellator siano ex lottatori, alcuni dei quali anche medagliati alle Olimpiadi?

Ed è anche un caso che i fighters russi più potenti e “bruti”, abbiano un background consolidato in questa disciplina?

Questo sport così bistrattato ha molto da insegnare agli sport da combattimento. Accendere i riflettori su questi eventi può aiutarci a trovare una bussola nel panorama mondiale delle MMA.

Categoria
MMA

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