Miyuu Yamamoto e il sogno olimpico

MMA ROSA: ritratti

La scorsa settimana in quel di Saitama, città giapponese di 1.200.000 abitanti, l’appuntamento per gli appassionati di MMA era con Rizin 14. Proprio l’evento di cui si è tanto parlato per l’improponibile sfida pugilistica tra Floyd Mayweather  e Tensin Nasukawa. Attorno alla metà della card, settimo match, sono salite sul ring, al limite dei 51 chili, due fighter locali. 79 anni in due, Mika Nagano (16-10-1) , classe 1983 e Miyuu Yamamoto (3-3)  più anziana di ben nove anni!

Vi chiederete cosa ci facesse sul ring, tale attrezzo, scomodissimo per le MMA, viene utilizzato in Rizin, una signora di 44 anni con un record da venticinquenne nemmeno troppo promettente. Ebbene Miyuu Yamamoto e la sua famiglia sono un mito in Giappone, e per conoscerne la storia bisogna iniziare da molto lontano.

Dalle Olimpiadi di Monaco 1972.

In quel di Monaco Ykuei Yamamoto, allora ventisettenne, si era conquistato il diritto di rappresentare il Giappone alle Olimpiadi nel torneo dei Pesi Gallo di Lotta Greco-romana. Il buon Ykuei fece il suo dovere senza brillare particolarmente, ma nemmeno senza troppo sfigurare. Sconfitti prima del limite un irlandese e un filippino, pareggiò con uno svedese prima di cedere ai punti al rumeno Baciu e al sovietico Kazakov, poi medaglia d’oro. Fu così eliminato chiudendo le sue Olimpiadi settimo.

Tornato in patria Ykuei non si segnalò più per imprese agonistiche

ma rimase nel mondo del wrestling come istruttore e si sposò. Arrivarono tre figli, la nostra Miyuu, il 4 agosto 1974, Norifumi, il 15 marzo 1977, e Seiko, il 22 agosto 1980. Tutti e tre i bambini ebbero un’educazione marziale fin dalla nascita. Tutti e tre divennero lottatori.

La piccola Seiko finì col restare sempre nel mondo della lotta, libera al contrario del padre, conquistando quattro titoli mondiali consecutivi al limite dei 55 chili dal 1999 al 2002. Ve ne unì due asiatici, ma fallì la rincorsa ad Atene 2004, le prime Olimpiadi aperte anche alle donne nella Lotta, perdendo in finale le selezioni. Nel 2006 dopo il matrimonio con un giocatore di pallamano suo connazionale, si ritirò ed ebbe un figlio da lui nel 2007. Nel 2009 riprese momentaneamente l’attività, fece ancora in tempo a vincere un Open di Polonia, prima del ritiro definitivo, e del divorzio. Si risposò col lanciatore dei Chicago Cubs Yu Darvish da cui ebbe un altro figlio.

Norifumi era forse il più conosciuto in occidente tra i ragazzi Yamamoto

in quanto fighter UFC dal 2011 al 2015. Senza molto successo a dire il vero: 3 sconfitte e 1 no contest. Il suo debutto in UFC avvenne il 5 febbraio 2011, a UFC 126, contro un altro esordiente nella promotion, tale Demetrius Johnson…, da cui fu sconfitto ai punti. Ha chiuso la carriera con un 18-6 e 2 no contest, e ha record da professionista anche nella kickboxing, 1-3, e nel grapling, 2-1. Ha sposato una modella, da cui ha avuto tre figli, ed è mancato recentemente, il 18 settembre 2018 per un tumore allo stomaco.

E la nostra Miyuu?

Da buona primogenita fu la prima ad ottenere risultati e a far felice papà Ykuei. Vinse il suo primo titolo nazionale nel 1987 a 13 anni, per poi conquistarne altri quattro consecutivi. I regolamenti però le impedivano di competere a livello internazionale per via della giovane età. Poté partecipare al suo primo Mondiale solo nel 1991, a 17 anni, proprio a Tokyo. Naturalmente vinse la medaglia d’oro nei 47 chili. Nel 1994 a Sofia e nel 1995 a Mosca ne arrivarono altre due, insieme a un titolo asiatico nel 1999 a Tashkent. Un argento mondiale Miyuu lo aveva conquistato l’anno prima a Poznan.

Nel 1995, dopo il successo moscovita però la Yamamoto si era ritirata, a soli 21 anni, per sposare una star della J-League, il massimo campionato calcistico giapponese, Nobuyasu Ikeda, da cui ha avuto un figlio nel 1996 prima di riprendere l’attività. Dopo il successo ai Campionati Asiatici del 1999, si ritirò di nuovo, stavolta venticinquenne, per sposare, dopo il divorzio da Ikeda, un fighter, Enson Inoue, nel 2000. Un giapponese con cittadinanza americana nato alle Isole Hawai, peso massimo,12-8 in carriera, una presenza in UFC.

L’ingresso della lotta libera femminile nel programma olimpico da Atene 2004 indusse però Miyuu a tornare in attività.

Partecipò alle selezioni, chiamate Japan Queen’s Cup,   nella categoria fino a 48 chili, dove si classificò solo terza. Nella categoria superiore, 55 chilogrammi, come abbiamo già detto la sorella minore era terminata seconda lasciando così al solo papà Ikuei l’onore di essere stato olimpionico per il Giappone. Subito dopo la sconfitta alle selezioni divorziò anche da Enson Inoue e si ritirò nuovamente. Dopo il terzo ritiro arrivò anche il terzo marito, sempre uno sportivo, stavolta uno sciatore, Akira Sasaki, lui sì olimpionico per il Giappone per ben tre volte, 2002, 2006 e 2010, tre podi in Slalom Speciale in Coppa del Mondo, sposato in aprile un paio di mesi dopo la fine dei Giochi di Torino. In quello stesso 2006  ebbero un figlio, cui seguì nel 2008 una bambina.

Miyuu però voleva le Olimpiadi

ad ogni costo e nel 2011 tornò sul tappeto per cercare di qualificarsi a quelle di Londra del 2012. Disputò la solita Japan Queen’s Cup ma fu eliminata presto questa volta, al secondo turno. Naturalmente il ritorno alle competizioni coincise col divorzio da Akira Sasaki…

Nel 2013 si trasferì in Canada a Toronto, continuando a lottare e riuscendo quarantenne a vincere anche diversi tornei. Nel 2015 ottenne la cittadinanza canadese. Lo scopo naturalmente era di ottenere la qualificazione a Rio 2016 per un paese dove c’era meno concorrenza che nel suo Giappone. Il CIO però non la considerò  eleggibile per Rio come rappresentante del Canada. A questo punto, una normale signora quarantaduenne, con tre figli, avrebbe smesso definitivamente. Tra l’altro  il maggiore degli eredi , Arsene, allievo ovviamente di nonno Ykuei, con già all’attivo diversi titoli nazionali giovanili e quello mondiale dei Cadetti nel 2013, ormai ventenne, stava anche lui provando la qualificazione a Rio 2016 nella greco-romana. Lui pure però fallì lasciando sempre solo al nonno l’onore olimpico.

Miyuu però non smise, anzi annunciò che… avrebbe debuttato nelle MMA!

E lo fece, a 42 anni, un mese e 21 giorni, nel World Grand Prix 2016 di Rizin. Venne sconfitta per sottomissione al primo round da Rena Kubota, classe 1991! Non le bastò e tornò di lì a tre mesi, sottomessa stavolta da Andy Nguyen sempre al primo round. Rinunciare? Certamente no! Il 30 luglio 2017, quattro giorni prima di compiere 43 anni, Miyuu conquista la sua prima vittoria nelle MMA sconfiggendo per decisione unanime Cassie Robb. Non un fenomeno, combatte ancora ed è 2-10, ma intanto c’era stato il ritorno al successo… Una sconfitta al secondo turno del Grand Prix di Rizin 2017 contro Irene Cabello che l’ha sottomessa alla seconda ripresa non le ha impedito di tornare sul ring nel 2018.

Tre match da luglio a dicembre

e tre vittorie ai punti, compresa quella nella rivincita contro la Nguyen. L’ultima appunto la sera del 31 dicembre a Rizin 14 ai danni dell’altra veterana Mika Nagano. E ora che il record è sistemato (4-3) non ci sarebbe da stupirsi troppo se “Fighting Queen Bee”, il nome di battaglia di Miyuu, nel 2019 tentasse l’assalto a qualche cintura di Rizin, magari a quella di Ayaka Hamasaki ai 49 chili…

Dimenticavo..

per non farsi mancare nulla nel 2017 ha accettato la proposta del fotografo giapponese Hidekazu Mayama di realizzare un libro illustrato dal titolo Queen in cui Miyuu posa nuda in molte foto, a dispetto degli anni e dei tre parti…

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