Marco Santi: “sento che sto vincendo le mie battaglie”

Mancano pochi giorni a Slam FC “House of Pain”,  evento che si svolgerà il 23 nella suggestiva cornice di Villa Montalvo, in provincia di Firenze. Come ormai tradizione, il gala si preannuncia articolato e si snoderà nell’arco dell’intera giornata offrendo momenti diversi e adatti a tutti i gusti.

Per districarci al meglio non restava che farci aiutare da colui che ha ideato il tutto: Marco Santi, ex fighter pro di MMA, head coach del team Dog Eat Dog e co-promoter assieme alla moglie Elita Milito di Slam FC. Ne è uscita una intervista in cui sono stati toccati parecchi argomenti e nella quale abbiamo potuto scoprire le qualità di uno dei personaggi più conosciuti nell’ambiente

Ciao Marco, grazie del tempo che ci dedichi

Ciao, grazie a voi

Allora, pochi giorni al nuovo Slam, descrivici a grandi linee che evento avete confezionato.

Il nome complessivo è House of Pain e al suo interno racchiude Slam FC Underdog 3 e War Submission King Championship 3.

Piccolo inciso: da quello che ho capito la dicitura Underdog ha pressapoco la stessa valenza di un Fight Night,  confermi?

Si, Underdog  è evento destinato agli atleti emergenti, che devono scalare i ranking per poter ambire ai match titolati. Non ci sono match con cinture in palio negli eventi Underdog.

Torniamo all’evento e al suo svolgimento

Si inizierà alle 10.00 per finire attorno alle 24:   dapprima avremo War Submission King Championship 3: The Weight Classes, con regolamento EBI (Eddie Bravo Invitational). Torneo composto da fasi eliminatorie e finali diviso per classi di peso, 8 maschili 2 femminili e uno assoluto. Chi vince il torneo assoluto si aggiudica la presenza nel prossimo WAR  a inviti per 16 atleti di grande livello, il cui campione è Gabriel Almeida. A seguire avremo l’undercard di Slam FC Underdog 3 combattimenti nella gabbia per dilettanti con regolamento IMMAF, al momento ne abbiamo una decina in programma.  Poi ci sarà il torneo a 4 che servirà a stabilire il primo campione di WAR di Combat jiu jitsu: parteciperanno Antonio Gerace, Simone Tosatto, Matteo Minonzio e Marcelo Segundo. Si procede con War Submission Championship Quintet,  cioè il format a squadre che abbiamo già visto in Giappone e che noi, per primi, importiamo nel nostro paese. Chiuderà il programma la main card di Slam FC Underdog 3:  al momento abbiamo 5 match pro tra cui Dano vs Cuku, Baiano vs Galluccio, Cocciu vs Spalletti, stiamo lavorando per gli abbinamenti di Agaliu e Kamal Beik  e poi sto lavorando a una grossa sorpresa, ma per ora è top secret.

Varie sezioni quindi,  i tuoi sono show di lunga durata, sarà un bello sforzo organizzativo

L’idea è quella di cercare di coinvolgere più persone possibile. E’ vero che dura parecchie ore ma l’intensità cambia, poi tieni presente le location che usiamo.  Solitamente siamo al Tuscany Hall, una delle arene più belle d’Italia, solo poterci essere è un privilegio. Perchè tenerla occupata solo per poche ore?  Preferisco costruire qualcosa che possa sfruttarla per più tempo possibile

Mi piace il fatto che provate sempre a innovarvi aggiungendo qualcosa di diverso

Si, nella prima edizione di War abbiamo lanciato il torneo EBI, nella seconda abbiamo lanciato il Combat jiu jitsu e ora tocca al Quintet. A mio avviso sono i format più spettacolari e interessanti che ci sono nel mondo del grappling a livello mondiale,  cerchiamo sempre di progredire insomma.

Della card abbiamo detto,  parliamo della location: vedo che sarete a villa Montalvo, luogo prestigioso.

Vero, questo evento sarà una edizione particolare perchè è il primo Open Air che andiamo a realizzare. Lo concepiamo come un Fight Party:  ossia vogliamo che lo spettacolo non sia solo sul tatami o dentro la gabbia. ma presente anche in molte altre forme come DJ set, open bar, street food, intrattenimento..    La location è di estrema classe, siamo all’interno di una villa rinascimentale, un monumento storico del comune di Campi Bisenzio, ritengo che il contorno sia importante e la mia passione per l’arte ha favorito questa scelta.

Hai detto che negli Underdog non ci sono match titolati, in ogni caso noto che rispetto alle altre promotion siete in controtendenza:  fino a che uno non viene battuto a Slam la cintura la tiene, anche se combatte anche altrove

Non sempre, dipende dai comportamenti e dalle scelte che prende un determinato atleta. Se si lascia la porta aperta e si è sempre comportato in maniera corretta con noi perchè dovrei togliergliela? Ti faccio l’esempio di Mauro Cerilli, un uomo e artista marziale che può solo essere di esempio. Si è consacrato a livello internazionale, solo per questo avrei dovuto liberare la cintura e renderla vacante? E per darla a chi? Non siamo mica UFC, abbiamo scelto di aspettare e il momento giusto è arrivato all’ultimo Slam. Diversa la situazione di altri che hanno vinto la cintura e hanno esultato a lungo ma dopo qualche mese ci hanno sputato sopra come se non valesse nulla. In ogni caso è da dire che le regole sono semplici: a chi non combatte la cintura viene tolta, a chi rifiuta un avversario la cintura viene tolta. I match li decidiamo noi, a chi sta bene è accolto a braccia aperte, a chi non sta bene è giusto che scelga altre strade.

Tanti Slam,  chiudendo gli occhi ti chiedo quali sono le prime immagini che ti tornano alla mente

Tra i match uno che ricordo con affetto è Cerilli vs Zikic,  un altro è quello tra Zorzi e Iovita, che passerà alla storia, un bel momento è stato il passaggio di cintura tra Cerilli e Iovita, molto emozionante.

Quale tra tutti è stato il tuo Slam migliore?

Senza ombra di dubbio è stato l’ultimo: match incredibili,  abbinamenti azzeccati tra atleti che avevano voglia di combattere e non semplicemente apparire, questo ha contribuito ad avere un livello altissimo

Sei titolare di uno dei principali team italiani e organizzi uno degli eventi più storici, ma noto che sei abbastanza defilato sui social. Non ti vedo prender parte alle innumerevoli discussioni che ammorbano l’ambiente, è una scelta precisa o conseguenza di un tuo lato caratteriale?

Non sono un amante dei social, sono obbligato a esserci per via del mio lavoro ma fosse per me ridurrei ulteriormente la presenza.  Assisto in silenzio a tutto ciò che viene scritto dagli addetti ai lavori o dagli appassionati. Non ritengo utile denigrare gli altri o valorizzare se stessi oltre la realtà. Faccio il mio lavoro con passione ma non mi metto a far gare con nessuno per chi ha l’evento più importante, la card più figa, chi è il miglior promoter, miglior matchmaker, team, coach. Io faccio il mio, guardo solo a me stesso e cerco sempre di migliorarmi, anche prendendo spunto da quello di buono che fanno gli altri e cercando di imparare dei loro errori.  Non credo a certi comportamenti che causano solo distruzione,  io sono per la collaborazione, il gioco di squadra, la professionalità.

I risultati ti premiano, Slam è uno degli eventi più longevi del panorama italiano

Slam nasce nel 2008, da allora abbiamo realizzato 19 (16 accorpando Slam e WAR) eventi, al ritmo di uno o due all’anno e abbiamo sempre fatto quadrare i conti.  Come ti dicevo io guardo a me:  non ho attività parallele, Slam è una impresa e deve essere sempre in attivo,  in questo devo ringraziare gli insegnamenti di mia mamma che faceva la commercialista a Prato.

Parlami di Dog Eat Dog, il team da te creato.

Il team nasce nel 2007 ma il grande passo è avvenuto nel 2015, quando sono riuscito a creare la mia Accademia. La filosofia che lo ha sempre animato è semplice:  far crescere un ambiente d’elite per atleti che vogliono provare la carriera professionistica, dotandoli di tutte le strutture di cui possono aver bisogno. Il tutto in un paese essenzialmente pessimistico come l’Italia e in una città come Firenze, che vede il fighter come una figura essenzialmente povera e di serieB. Io ho girato il mondo, so che ci sono realtà ben diverse e mi ispiro a quelle.

Come va l’Accademia? Ottieni riscontri?

Sento che sto vincendo la mia battaglia, siamo al quarto anno di vita e i numeri sono in continua crescita, sia tra gli agonisti che tra i semplici appassionati. Posso avvalermi della collaborazione di coach con grande background, abbiamo campioni mondiali, europei, olimpici che aiutano in tutte le discipline, ho preparatori atletici, nutrizionisti, mental coach, fisioterapisti, non manca proprio nulla. Abbiamo collaborazioni esterne con altre accademie come quella di Caracciolo o di Lavaggi,  ci sono tutti i presupposti per formare un atleta e portarlo al top

Fammi una carrellata dei tuoi atleti

Beh, ho Filippo D’Amato (5-0), Manuel Milito (5-0), Eris Dano (3-0-1), Greg Shestakov (7-0), ma anche Kamal Beik, Cocci, Bartoli. senza contare quelli che devono debuttare come Faeti, D’Amato (Davide), Chira, Melani, Bicchi che si è unito a noi da poco… e ce ne sono altri solo restando nelle MMA, poi aggiungi quelli che fanno muay, boxe, grappling, bjj….un bel numero.

Come vedi la situazione generale delle MMA italiche?

Anche su questo argomento noto che si sprecano tante energie polemizzando sui social invece di tirarsi su le maniche e lavorare. Io per natura guardo al bicchiere mezzo vuoto e tendo a cercare i difetti più che esaltare i pregi,  perchè lo ritengo più utile per migliorare. In ogni caso la situazione non è così cupa come alcuni vogliono far credere, siamo anzi in forte crescita a tutti i livelli, solo che rispetto ad altri paesi siamo indietro e va colmato il gap, ma con ottimismo, stiamo andando bene.

Onestamente, ad un atleta con ambizioni UFC, che percorso consiglieresti? All’estero o in Italia? Sai che se ne parla molto

Se ne parla ma come quasi tutte le discussioni da social, senza costrutto o senza tener conto di tutti gli aspetti.  E’ soggettivo, ci può essere l’atleta che rende meglio stando vicino ai propri affetti, io ero così. Credo che consiglierei di emigrare se proprio ci si vuol mettere in gioco fino in fondo, andare proprio a vivere all’estero in full immersion, i camp di breve durata lasciano il tempo che trovano e poi bisogna scegliere le accademie giuste. Alcune di quelle di cui si parla maggiormente sono superate e contano solo sul nome.  Per chi rimane in Italia io e anche altri stiamo cercando proprio di colmare questo vuoto a livello strutturale, e ci stiamo riuscendo. 

La coppia Marco Santi- Elita Milito è conosciuta nell’ambiente:  vivere il mondo del fighting accanto alla propria moglie non è da tutti.

Siamo una grande coppia, riusciamo a tenere separati la vita privata e l’ambito lavorativo.  Io mi occupo della parte artistica, diciamo che sono quello che pensa a un evento, ci mette le idee…lei è quella che poi materialmente le mette in pratica e crea il tutto. Siamo complementari , l’affiatamento è in continua crescita e le cose vanno alla grande, sia nel pubblico che nel privato.

Ultima, non dimentichiamo che sei stato un signor fighter, hai mai il rimpianto di essere nato nel periodo sbagliato?

Eh, certo che ho il rimpianto.  Ho girato il mondo, ho combattuto e mi sono allenato dappertutto, ma chissà dove sei arrivato se avessi avuto a disposizione una struttura come quella che oggi fornisco ai miei atleti. Non lo sapremo mai, ma fortunatamente sto riuscendo a levarmi le mie soddisfazioni anche in altro modo.

 

Pur essendo un ambiente essenzialmente piccolo non avevo mai avuto contatti diretti con Marco Santi prima di questa intervista. Ho scoperto una persona veramente disponibile e dalle sue parole traspare la grande passione per il mondo del fighting.  E’ uno dei protagonisti della scena da ormai tanti anni ma continua ad avere un grande entusiasmo  unito da una mente analitica e da una bella proprietà di linguaggio, che male non fa.   Si intuisce che il coach-promoter è solo la punta dell’iceberg e sotto ci sarebbe un mondo da scoprire in lui.  Ma sarà per un altro momento, ora non possiamo che fargli il più grande in bocca al lupo per l’evento che si svolgerà tra qualche giorno e per ogni sfida che lo attenderà in futuro.

Stay tuned, amici

DP

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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