Lo chiamavano “The Dutch Lumberjack”

Quando rileggo le interviste a questi personaggi di calibro veramente grosso in genere vengo assalito da due sensazioni opposte: soddisfazione per averci creduto e averle portata a termine, rimpianto per tutte le domande che mi vengono in mente, che avrei potuto far loro e non ho fatto.  Mi è successo con Hoost, con Petrosyan…ora con Peter Aerts, parliamo di stelle assolute nel firmamento del fighting, non è che puoi richiamare dicendo “me ne sono scordata una”, il treno passa e devi prenderlo al volo

Vi chiedo scusa in anticipo se noterete qualche mancanza, la colpa è ovviamente solo mia, anzi ringrazio pubblicamente il M.  Paolo Morelli che mi ha aiutato a fare qualche domanda intelligente e anche chi mi ha mandato messaggi con suggerimenti vari.

Che dire di Peter Aerts? Il mio blog è piccolo ma frequentato quasi esclusivamente da gente del settore, quindi non staro’ a dilungarmi descrivendo le sue gesta, che conoscete come e meglio di me.  Potrei citare i suoi successi al K1 o in ogni altra parte del mondo, ma in fondo basta dire che è una Legend, uno di quelli a cui si ispirano i ragazzini quando decidono di intraprendere la via marziale e in seguito del combat sport.

L’idea di contattarlo è nata quando l’hanno inquadrato tra il pubblico nella finale del torneo ONE vinta da Giorgio Petrosyan:  che pensa lui del nostro campione? Che pensa di ONE o dei match di kick con i guantini?  Per saperlo bisognava andarglielo a chiedere, quindi ci ho provato, contando su un po’ di costanza e tanta fortuna .  Poi è dipeso da lui, che con enorme disponibilita’ verso un blogger sconosciuto ha dimostrato, se ce ne fosse ancora bisogno, che i grandi non sono grandi solo sul ring.

 

LO CHIAMAVANO “THE DUTCH LUMBERJACK”

 

 

Per prima cosa ti devo ringraziare, è veramente un onore poterti fare delle domande

Nessun problema, è un piacere

 

La prima cosa che ti chiedo è se ti piace il nostro paese e quando ci verrai a trovare nuovamente

Si, l’Italia è un paese meraviglioso, non so quando ma sono certo che presto avro’ occasione di venire da voi

 

 

Conosci qualcosa degli eventi italiani di oggi?  Quando venivi tu erano altri tempi

No, non sono aggiornato sulla vostra situazione, ma so che Bellator viene in Italia ogni anno 

 

Quali sono le differenze principali, tra quando combattevi tu e oggi?

Ai miei tempi c’erano piu’ eventi di alto livello e mediamente i match erano piu’ duri 

 

Hai vinto tutto in varie discipline, quale preferisci maggiormente?

E’ dura, quello che ti spinge è l’amore per il combattimento e la voglia di superare i propri limiti, la disciplina scelta per far questo è secondaria, ma se devo sceglierne una dico la kickboxe!

 

Quale sara’ secondo te la promotion che dominera’ la scena nel prossimo futuro?

Difficile da dire, al momento vedo che ci sono organizzazioni che si stanno muovendo bene in Asia e soprattutto in Giappone che è un mercato importante: ONE, Bellator, ma anche RISE e Rizin

 

In alcune di queste promotion fanno anche la kickboxe con i guantini, a te piace?

No, i guanti sono troppo piccoli e il rischio di infortuni, soprattutto alle mani, è troppo alto

 

Ho visto che eri presente alla finale del torneo ONE vinta da Petrosyan, cosa pensi di lui?

E’ un grande campione, non c’è bisogno che lo dico io. Ha un occhio straordinario, che gli permette di portare i match dove vuole lui e gestirli come preferisce

 

Parlavamo del tuo team, come vivi il ruolo di coach? Cosa cerchi di trasmettere ai tuoi atleti?

Ho accumulato parecchia esperienza e cerco di trasmetterla ai miei allievi.  In un periodo in cui molti allenatori non hanno mai combattuto ma pensano di sapere tutto

 

Pensi che sia importante per un coach aver combattuto? 

E’ fondamentale, magari puo’ funzionare in altri sport ma nel fighting è diverso, come puoi insegnare a superare le situazioni, ad affrontare certe sensazioni, se non le hai mai provate in prima persona?

 

Hai iniziato molto giovane, cosa consiglieresti a un ragazzo che si vuol dedicare a una carriera nel fighting?

Di scegliere con molta attenzione la palestra, di fare sparring con i piu’ forti perche’ sono i piu’ forti che ti insegnano maggiormente, di allenarsi sempre al massimo e di credere sempre in se stessi 

 

Parlavi di sensazioni da superare, tra queste esiste la paura? Tu che sei una leggenda vivente, hai mai provato paura?

Paura no, ma soprattutto i primi tempi mi metteva apprensione il fatto di combattere spesso con gente che era molto piu’ esperta di me. Poi, col tempo le cose cambiano, le preoccupazioni riguardano il livello della performance che andrai a offrire:  non deludere i fan, lo staff, la famiglia,  ma non la chiamerei paura

 

Uno sguardo all’attualita’, hai visto Rico vs Badr?  Pensi che senza l’infortunio il match fosse segnato o Rico aveva ancora possibilita’?

Il match era molto buono, è un peccato che sia finito cosi’. Come sarebbe finito? Impossibile dirlo, quando si affrontano due atleti di quel livello tutto puo’ succedere.

 

 

E anche questa è andata, amici , ora…chi pensate dovrei intervistare in futuro?  Accetto suggerimenti.

Stay tuned

 

Dp

 

 

 

 

Categoria
KICKBOXINGMUAY THAI

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