Karate Combat

una nuova forma di karate a contatto pieno

Da un po’ di tempo a questa parte su Facebook circolano incontri e highlights di una nuova forma di karate a contatto pieno.

Sono video molto spettacolari di combattenti che si confrontano in un campo di gara estremamente suggestivo. Si tratta di una sorta di tatami con le pareti inclinate a 45° a creare una specie di buca che ricorda un po’ le arene dei gladiatori romani. I guantini sono simili a quelli che si usano nelle MMA ma lo stile dei praticanti è decisamente karate.

Qualcuno potrà obiettare che il karate a contatto pieno era già stato inventato negli anni ’70. In un certo senso proprio a questo stile si deve il successo della kickboxing e, più in generale, degli sport da combattimento nel mondo occidentale.

In effetti, quelli della mia generazione hanno iniziato (o praticato per un po’) con quello che allora veniva denominato “Full Contact” ma il cui vero nome avrebbe dovuto essere “Karate Full Contact”.

La kickboxing giapponese sarebbe approdata nelle palestre italiane soltanto qualche anno dopo, creando un certa confusione sugli stili e sulle denominazioni.

Il punto è che il Karate Full Contact già negli anni ’80 non era più karate, già assomigliava molto alla kickboxing giapponese (anch’essa appena nata). L’impostazione delle braccia era decisamente pugilistica e lo stile dei calci leggermente diverso da quello del karate.

Questa volta è diverso, il Karate Combat ha un’impostazione decisamente più “tradizionale”, anche se questo è dovuto più alla tipologia di atleti che possono entrare a far parte del circuito che dal regolamento in sé.

Il regolamento vieta gomitate, ginocchiate e strangolamenti. Sono previste le proiezioni, ma la fase di lotta a terra deve concludersi in tempi rapidi, inoltre non si possono portare i montanti.

Per entrare a far parte del circuito occorre essere cinture nere di Karate riconosciute da una federazione nazionale anch’essa riconosciuta dalla federazione internazionale. Questo, ovviamente, per evitare che eventuali kickboxer ingolositi da un circuito decisamente ricco “imbastardiscano” lo stile.

Infatti, la federazione di Karate Combat promette primi ingaggi di un certo livello, si parla di tremila dollari a match per contratti di quattro o cinque match l’anno ma sono previsti bonus di diecimila dollari in caso di vittorie per KO (i bonus poi possono aumentare in base alla fama e al prestigio dell’atleta in gara).


Per adesso è entrato a far parte di questo prestigioso circuito un solo atleta italiano, si tratta di Valentino Fioravante, karateka della nazionale olimpica in rotta con il coach. Pochi mesi fa aveva dichiarato di volersi dedicare alle MMA, poi evidentemente ha trovato una strada più adatta alle sue caratteristiche, che, inoltre, gli permette di non stravolgere del tutto il suo stile di combattimento.


È un periodo di grande rispolvero per il karate

È un periodo di grande rispolvero per il karate, dopo essere stato oscurato per diversi anni dalle MMA e dalla Kickboxing; questo grazie alle olimpiadi e al neonato Karate Combat. L’impressione è che questa formula possa avere un discreto successo, anche alla luce degli investimenti che vengono fatti per la promozione degli eventi.

Per adesso la federazione olimpica ha avuto un atteggiamento polemico nei confronti di questo nuovo regolamento. Dal mio punto di vista penso che dovrebbero guardare oltre e pensare che la possibilità di diventare professionisti a tutti gli effetti potrebbe essere un’ottima opportunità anche per coloro che praticano il karate olimpico.

In un lontano futuro coloro che si metteranno in luce alle olimpiadi, magari potrebbero passare ai combattimenti professionistici del Karate Combat, un po’ come succedeva, e come succede ancora in altre nazioni, per il pugilato.

Inutile sottolineare come un combattimento a contatto pieno e senza interruzione degli arbitri ad ogni punto necessiti di modalità di allenamento diverse rispetto al Kumite olimpico.

ogni atleta che decide di mettersi alla prova in qualsiasi forma di combattimento merita il massimo rispetto.

Da maestro di arti marziali ed ex karateka agonista non posso che essere incuriosito da queste evoluzioni in seno al karate.

Come amante delle arti marziali in generale mi auguro che anche il Karate Combat possa avere successo. Credo che sia importante che tutti gli sport da combattimento creino una sinergia tra loro che dia valore e visibilità a tutto il movimento.

Del resto ogni atleta che decide di mettersi alla prova in qualsiasi forma di combattimento, quale che sia il regolamento, merita il massimo rispetto.

Paolo Morelli

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