Jujutsu World Championships 2018 Malmö: focus su uno sport dimenticato

Malmö, in Svezia, dal 22 al 25 Novembre scorso si sono svolti i campionati mondiali di Jiu-Jitsu (chiamato jujutsu per distinguerlo dal più famoso bjj).

Il torneo ha visto la partecipazione di 29 paesi, e ha consegnato  in totale 38 titoli iridati in 6 competizioni diverse: Fighting System, Jiu jitsu, Ne-waza, Duo, Team e Show.

Perché tutte queste varianti?

Il Jiu Jitsu è un’arte marziale molto complessa e completa di tecniche per colpire a mano nuda, chiusa o aperta (atemi-waza), proiezioni (nage-waza), e lotta a terra (ne-waza). A queste si aggiungono tutte le tecniche di disarmo nel caso in cui ci si trovi davanti ad un avversario armato.

Il Jiu Jitsu agonistico ha voluto mantenere intatto lo spirito di questa nobile arte, creando così diverse competizioni. Alcune prevedono il contatto pieno, denominato Fighting System (lo stile risulta molto simile a quello della shoot boxe), in altre si premia la correttezza dei movimenti, un po’ come nei kata del karate. Questa disciplina prende diversi nomi in base che la prova sia effettuata da soli, in duo o in squadra.

Diamo un occhiata ai risultati

Tornando al torneo, possiamo dire che il tabellone ci dà qualche spunto di riflessione. Partendo dal podio dove troviamo prima la Francia, che tante energie spende nella promozione del Judo e dello sport da cui esso deriva, il jujutsu per l’appunto. Subito dopo troviamo l’immancabile Federazione Russa e la Romania.

L’Italia può ritenersi abbastanza soddisfatta dalla sua spedizione con un nono posto complessivo, due medaglie d’oro e tre di bronzo portate a casa da Martina Porcile (Fighting System -49kg), Jessica Scricciolo (Fighting System -55kg), Ben Brahim Iazzetta (Duo maschile), Paganini Vallieri (Duo misto), Auricchio Benati (Show Misto). Ottimo lavoro dunque per la Federazione Jiu Jitsu Italia, che tanto ha dato a questo sport.

In conclusione questi campionati potrebbero essere una buona occasione per accendere i riflettori su questa disciplina, che per quanto sembri distante dalla concezione ortodossa di sdc, la sua conoscenza non può mancare per la formazione di un fighter a 360 gradi.

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