I nostri “Campioni” di MMA si devono dare una svegliata

atteggiarsi di meno, vendere di più

Le cose non vanno affatto bene, partiamo da qui. Possiamo raccontarcela fino a che vogliamo ma i numeri sono impietosi e dicono che oggi a un evento di MMA in Italia la gente non ci va. Qualche centinaio di persone qua,  magari un migliaio la, quando si va oltre è festa grossa. Sono numeri risibili che a stento assicurano la sopravvivenza di chi organizza. Per far prosperare tutto il movimento servirebbe ben altro.

Peccato perchè il sistema è in crescita in ogni settore: gli atleti sono sicuramente più preparati di qualche anno fa, le metodologie di allenamento sono migliori,  gli eventi sono mediamente più godibili, eppure il problema del pubblico resta cronico.

Sulle cause è già stato detto molto.

Io credo che il problema stia all’origine. Forse per un difetto di comunicazione agli albori. Di fatto questo è l’unico sport di contatto che le masse bigotte vedono come diseducativo e, supportate dagli organi di informazione che fanno i loro interesse e da una ipocrisia dilagante, riescono a tenerlo ben confinato nella nicchia, direi emarginato.

Risultato: gli sponsor non entrano, ad organizzare gli eventi sono sempre quelli e spesso ci mettono soldi di tasca loro.  Di conseguenza le borse non lievitano e, a parte i pochi che sono riusciti ad arrivare in UFC e un pugno di altri, tutti i nostri fighter si beano del titolo di professionisti ma in realtà sono dilettanti in quanto non riescono a campare solo dello sport che praticano.

Questa precarietà ha fatto si che, per vedere la luce del sole e dare visibilità ad atleti ed eventi, si siano verificate una serie di forzature (cui tutti hanno contribuito, blog compresi) che hanno portato il sistema in situazioni distorte che alla lunga si stanno rivelando più dannose che utili.

Facciamo il paragone con la cugina kickboxing.

La suddivisione in categorie porta già ad una prima scrematura, una volta che riesci ad arrivare in classe A devi vincere parecchie decine di match per essere riconosciuto come Campione e spesso non basta. Un sistema magari non perfetto ma ben comprensibile da tutti. Inoltre porta certezze nel pubblico,  anche senza conoscere gli atleti sai già che se partecipa un congruo numero di classe A l’evento è di buon livello e che i soldi del biglietto sono ben spesi. Tutto lineare, infatti funziona.

Nelle MMA italiche invece si è creato un meccanismo per cui un atleta dopo pochi, pochissimi  match vinti viene venduto come campione, ma in pochi lo sono. Via con il giro di interviste sui blog, via con pagine Instagram, Facebook, etc., via con la conta dei like,  via con titoli altisonanti, in verità tutti da dimostrare. Per il disperato bisogno di attirare lo sguardo dei top manager ed entrare nel giro che conta.

Promozione.

In realtà non c’è nulla di male, ma per una di quelle distorsioni che dicevo prima parecchi atleti si sono auto convinti di essere veramente dei Campioni,  assumendo comportamenti che fanno male prima di tutto a loro,  in seconda battuta alle promotion per cui combattono e di conseguenza a tutto il sistema.

Non vorrei essere troppo duro con l’ego dei nostri atleti,  ma la triste verità e che per le MMA se non guadagni ALMENO dai 5.000 euro in su a match (cioè una cifra che ti permette di pagarti affitto, bollette e campare) non sei nessuno. Sarai un fighter forte, sarai un esempio marziale, sarai tutto quello che vuoi ma a livello di fama planetaria sei meno importante del dottore che sta a guardarti combattere dalla quarta fila. Cavolo,  probabilmente neppure quello che abita due piani sopra di te sa che sei un fighter di MMA.

Certo, ci sono delle distinzioni, non tutti si devono preoccupare della situazione del sistema:

  • se sei uno a cui piace semplicemente menare le mani (sono un certo numero), e usi la gabbia per soddisfare gli istinti e metterti alla prova, puoi fare quello che vuoi. Ammesso che trovi uno che ti paga per combattere
  • se sei uno a cui piace essere il “reuccio del quartiere” (anche qui non mancano) sempre pronto al post demagogico per strappare like e commenti compassionevoli da conoscenti ed amici, se parli tanto ma alla fine dei conti combini poco: puoi fare quello che vuoi. Ammesso che trovi uno che ti paga per combattere e sperando che si accorga in tempo che sta sprecando tempo e denaro con te
  • se combatti perchè qualche vittoria da pro “fa curriculum” e ti permetterà di poter lavorare in una palestra facendo credere agli ignari di essere allenati da un campione (parecchi), puoi fare quello che vuoi. Ammesso che trovi uno che ti paga per combattere

Ma se sei uno che ci crede veramente, se vuoi arrivare in cima alla piramide, avere soldi e fama dallo sport che pratichi, allora non te ne puoi fregare.

Devi essere consapevole che ci sono vari compiti che devi portare a termine, e dovrai farlo per quasi tutta la tua carriera: uno di questi è VENDERE questi cavolo di biglietti e far si che la gente vada agli eventi, supportando il sistema!!!

Inutile sottolineare la situazione generale, in pratica gli anni passano ma ad organizzare sono sempre gli stessi, anzi qualcuno lo abbiamo perso per strada e gli altri non navigano nell’oro. Possibile che questo non si veda? Possibile che non ci si renda conto? Ma dove vivete? Sulla luna? Come potete parlare di borse (argomento principe) se non vendete i biglietti? Con cosa vi pagano dopo? Con i soldi del Monopoli? E quando chiudono poi che fate? Tante domande, nessuna risposta.

Giustamente i promoter nostrani tengono il riserbo sui dati, so per certo che se venissero resi pubblici ci sarebbe da farsi grosse risate,  prima di suicidarsi! Gente che fa i main event che non porta nessuno, anzi ha la faccia di chiedere biglietti omaggio. Gente che ti dice: “eh, ma io devo pensare ad allenarmi e combattere”.

Sbagliato! Se fossi in un sistema stabile e florido forse, ma forse, te lo potresti permettere. Allo stato attuale se non ti tiri su le maniche va a crollare tutto, e se crolla tu rischi entro un paio di anni di andare a esibirti nei parchi, altro che UFC.

Combattere, se non guadagni quei 5.000 di cui parlavo prima, di fatto è per te solo un hobby, aiutato dal fatto che spesso le palestre cui ti appoggi neanche ti fanno pagare la retta per il training. Magari sei bravo, magari prendi qualche soldo, ma resta un hobby.

Il lavoro vero è prendere il telefono e convincere qualche amico a venirti a vedere.

E lo devi fare, tutte le sante volte. Che sia per Venator, ICF, BTF, Magnum, Danger, PNF, Storm, Slam, Predator o qualunque altra promotion che abbia deciso di investire dei soldi su di te. Di fatto, come in molti altri lavori,  la presenza della clientela deve diventare il tuo primo problema, dovresti non dormirci alla notte.

Invece ci sono alcuni che iniziano ad atteggiarsi da star, se provi ad intervistarli, cioè a far loro un favore per promuoversi,  neanche ti rispondono come se il torto lo facessero a te invece che a se stessi. Magari si sono legati al dito che hai criticato un loro match (mai criticare un fighter, tutti, ma non un fighter) mesi prima.

Invece abbiamo eventi che tra card e precard vedono coinvolti 25-30 atleti e fanno 400-500 persone… una barzelletta. Vuol dire che qualcuno non si è sbattuto come dovrebbe, non ha neppure iniziato. Cavolo,  io sono atleticamente una nullità, se domani dicessi ad amici e parenti che combatto in gabbia verrebbero in 20, anche solo per divertirsi mentre prendo le botte. Possibile che atleti supportati da team e palestre non riescano a fare altrettanto quando sarebbero i primi a guadagnarne?

Mi spiace usare termini forti, perfino antipatici, perchè non tutti sono uguali. Ci sono quelli che lavorano duro e fanno un mucchio di sacrifici.

Ma anche qui,  saranno sforzi inutili se i ragazzi non riconoscono che c’è un altra battaglia da combattere e da vincere, fuori dalla gabbia.  Altrimenti il sistema va a picco e non gli permetterà di emergere come alcuni di loro meritano. Se ne devono rendere conto e se non ce la fanno tocca a chi sta loro vicino fargliela capire.

Poi si potrà iniziare a guardare gli altri problemi, ma di certo questo è il più impellente e urge trovare rimedio, prima che sia troppo tardi… e non è rimasto molto tempo. Per rendervene conto basta che andate a un qualsiasi evento e… vi guardate attorno.

DP

Categoria
EDITORIALIMMAMMA ITALIANE

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