I miti da sfatare sulla difesa personale

Da organizzatore di una serie di seminari sulla difesa personale femminile in collaborazione con il Comune di Firenze, vorrei sfatare tutta una serie di miti sulla difesa personale.

So che le critiche a determinati corsi di difesa personale arrivano da più parti e che il buon senso da parte dei marzialisti sta iniziando a prevalere. Ormai nessuno crede più alle mosse segrete in grado di mettere fuori combattimento qualsiasi aggressore a prescindere dal proprio stato di forma fisica.

Credo, tuttavia, che alcune precisazioni siano indispensabili per evitare che alcuni miti si diffondano e facciano danni irreversibili.

La prima cosa che vorrei sottolineare è che non esiste nessuno che sia in grado di difendersi da tutti in tutte le situazioni.

Anche il più grande campione di arti marziali in un contesto di rissa o di aggressione potrebbe essere sopraffatto. Nessuno è invincibile e non esistono strategie o mosse segrete in grado di renderci invincibili. Quindi decidere di affrontare uno scontro fisico ci sottopone comunque ad un rischio, ed è meglio evitare qualsiasi tipo di rischio a meno che la posta in gioco non sia particolarmente importante.

Se devo salvare la mia vita è un conto, se devo salvare il mio portafoglio è un altro paio di maniche; se devo salvare una persona da una violenza è una cosa, se devo salvare la mia reputazione perché qualcuno mi ha offeso è un’altra cosa.

Prima di affrontare uno scontro fisico devo avere ben chiaro per cosa mi sto battendo, se ne vale la pena. La strategia migliore è quella di evitare il conflitto prima ancora che sorga: non ha senso litigare con qualcuno per delle sciocchezze o per questioni irrilevanti nel bilancio della nostra vita. Qualsiasi comunicazione che possa portare ad un conflitto verbale, che possa trasformarsi in un’aggressione fisica va disinnescata sul nascere. Se qualcuno vuole ragione è meglio dargliela, tanto nessuno è in grado di incidere effettivamente sulle opinioni altrui nel corso di un litigio verbale. Discutere in modo animato è decisamente inutile.

In altre situazioni in cui l’aggressione non è preceduta da alcun litigio verbale, ad esempio se si tratta di un tentativo di rapina o di violenza sessuale, la prima, la seconda e la terza scelta dovrebbe consistere sempre nella fuga. Scappare non è disonorevole, salvare la propria incolumità minimizzando il rischio è assolutamente la scelta più saggia.

Difendersi davvero significa evitare l’aggressione in ogni maniera possibile.

Non è vero che esistono tecniche che consentono di prevalere su un aggressore a prescindere dalla sua stazza e dalla sua forza fisica.

La stazza e la forza fisica hanno un ruolo molto importante in qualsiasi scontro. Altrimenti negli sport da combattimento non esisterebbero le categorie di peso. È possibile apprendere un sistema di combattimento che ci consenta, con la nostra maggiore tecnica, di prevalere su aggressori più forti e grossi (a patto che questi non conoscano alcun sistema di combattimento) ma la loro stazza e la loro forza sarà comunque un problema per noi.

La prima forma di difesa personale consiste nel mantenersi in forma.

Una persona in forma è maggiormente in grado di difendersi e, paradossalmente, anche di scappare. Perché per correre via occorre comunque un minimo di condizione atletica. Nell’allenamento, per mantenersi in forma, occorre considerare diverse capacità atletiche e non bisogna sottovalutare gli allenamenti indirizzati all’incremento della forza.

Le tecniche di disarmo nella maggior parte dei casi sono frutto di fantasia.

Accettare di battersi con una persona armata deve essere l’extrema ratio. Il ragionamento deve essere “mi vuole ammazzare comunque” tanto vale che provi a difendermi. Ma se c’è una minima possibilità di evitare lo scontro va evitato assolutamente.

Non esistono persone che riescono ad affrontare e battere molti aggressori.

Il mito di Bruce Lee che mette fuori combattimento decine di malintenzionati che lo circondano e cercano di colpirlo, è, appunto, un mito. Una finzione cinematografica. Al cinema posso vedere Bruce Lee e posso vedere Spider Man che salta da un palazzo all’altro lanciando ragnatele. Se non imito Spider Man perché mi sembra una cosa da pazzi, perché dovrei cercare di imitare Bruce Lee?

I punti di pressione non esistono.

Kenshiro ha rovinato un sacco di istruttori di difesa personale.

Non voglio affermare che la nostra conoscenza del corpo umano sia terminata e che abbiamo appreso tutto lo scibile esistente delle forme di energia utilizzabili in natura. Voglio dire semplicemente che non esistono punti nel corpo umano, individuabili scientemente che sottoposti a pressione con un solo dito portano a bloccare l’eventuale aggressore.

Il punto debole per eccellenza degli uomini sono i genitali ed è lapalissiano. I punti classici del KO sono il mento e il fegato ma per colpirli in modo efficace occorre un allenamento specifico e piuttosto duro.

In linea di principio, senza volermi attirare l’ira di tutti gli istruttori di difesa personale, penso che un buon atleta di un qualsiasi sport sia in grado di difendersi in modo più efficace di una persona che ha appreso alcune tecniche di combattimento senza allenarsi in modo adeguato.

La prima difesa personale nasce dal volersi mantenere in forma e non solo, anche dal non farsi del male abusando di alcol e di sostanze stupefacenti. È ovvio che se sono dedito a cercare lo sballo e lo stordimento personale è più difficile che in una situazione pericolosa io possa riuscire a difendermi.

Spero di non aver distrutto i sogni di nessuno con questo mio articolo. Se volete allenarvi sognando di riuscire a mettere fuori combattimento dieci aggressori contemporaneamente, sognate pure. Ma se davvero due persone cercano di aggredirvi allora cercate immediatamente una via di fuga.

Paolo Morelli

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