E’ ora di: RING RULES

Questo weekend andrà in scena il secondo atto di NEW ERA FIGHTING LEAGUE, ovvero RING RULES.

Il galà, promosso da Stefano Stradella, si terrà al teatro Principe di Milano, location in cui si è fatta la storia del pugilato. Ho voluto sentire il promoter per farmi presentare l’evento dal suo punto di vista e scambiare due chiacchiere sullo stato di salute dei nostri sport oggi.

Buongiorno Stefano, parlaci un po’ del tuo evento.

Ring Rules è un evento che, da sempre, si caratterizza per la volontà di unire sport e spettacolo. Ho sempre scelto location che valorizzassero l’aspetto estetico di questo sport, come l’Alcatraz, il Toscano sulla piattaforma galleggiante, a Lambrate ho tenuto un’edizione in un hangar molto bello e quest’anno il Principe. E’ un posto che tutti conosciamo, piccolo ma veramente bello per queste manifestazioni, e verrà reso ancora più scenografico con l’allestimento di luci e scenografie. Siamo alla nona edizione di Ring Rules e non voglio deludere le aspettative.

RING RULES è inserito nel progetto NEW ERA FIGHTING LEAGUE, una collaborazione con KICK & PUNCH, e LA NOTTE DEI CAMPIONI. Come nasce questo progetto? Qual è l’obiettivo finale?

NEW ERA è un progetto che ho ideato io perché ho sempre avuto la volontà di creare qualcosa che unisse gli eventi fra di loro. Fino ad ora gli eventi erano sempre abbastanza disconnessi; gli atleti passavano da un evento all’altro ma ora c’è una sorta di trama che porterà, alla fine del torneo, a premiare davvero l’atleta migliore. Il più combattivo, ma anche il più corretto: da regolamento è previsto anche un punto di penalizzazione in caso di ammonizione. E’ sicuramente un progetto non facile da portare avanti, siamo alla prima edizione, ma siamo contenti. Angelo Valente e Luca Leva sono dei vecchi amici e quindi ci unisce anche un’amicizia oltre che la passione comune. Contiamo in futuro di avere anche altri promoter per ampliare il nostro lavoro sul territorio.

Qual è il match che, da promoter, aspetti di più?

La card di Ring Rules è molto interessante perché i match sono davvero aperti con risultati incerti. Mi aspetto molto dal match fra Endy Bonat vs Cristian Zahe.
Il torneo NEW ERA poi vede atleti molto combattivi che vogliono portare a casa il premio finale quindi saranno quattro match bomba. Anche il match femminile fra Cristina Caruso contro l’albanese Ilda Lelo sarà molto bello da vedere. Infine il match clou, con Luca Grusovin (che sostituisce l’infortunato Rustam Vyntu, ndr) opposto a Giacomo D’Aquino. 

Sei sempre stato un punto di riferimento nell’ambiente, prima come atleta ed ora come promoter. Sicuramente saprai darmi il tuo punto di vista sullo stato di salute dei nostri sport. Stiamo migliorando? Cosa possiamo fare per crescere sempre di più?

Secondo me è un buon momento per i nostri sport. Abbiamo tanti atleti, tanta attività, le promotion internazionali sono sempre più interessate a noi. Sono in questa stagione abbiamo avuto Bellator, Yokkao, Enfusion, ed altre ne avremo. Questo è tutto positivo perché ci apre le porte su altri mercati. Chiaramente questa cosa richiede molta serietà, da parte degli organizzatori, degli atleti e dei team. Bisogna costruire atleti forti con carriere credibili, quindi niente match di comodo con titoli farlocchi, perché poi quando ci si affaccia sul panorama internazionale la musica cambia. Tutto questo però è reso un po’ difficile dalle varie guerre federali. La concorrenza è sempre positiva, perché tende a migliorare il mercato. Purtroppo però a volte la concorrenza diventa poco leale e poco corretta, da tutti i punti di vista. Da alcuni le guerre federali vengono strumentalizzate per prendere consensi ed affiliazioni, svilendo il nostro mondo. A me il quadro odierno è abbastanza chiaro: abbiamo una federazione riconosciuta dal CONI, con contributi e struttura articolata che è quella di una federazione vera. Poi abbiamo altri soggetti, alcuni molto validi ed altri magari meno, che fanno attività anche importanti. Si crea così una concorrenza che di per sé può essere anche positiva, ma la piega che sta prendendo ora questo tipo di concorrenza potrebbe rovinare un po’ il nostro panorama. Spero che le rispettive dirigenze riescano a trovare, non dico un accordo, ma un modus operandi tale che ognuno faccia il suo, fatto bene, senza rovinare il lavoro altrui. Se tutti lavoriamo bene ne abbiamo davvero da guadagnarci. Dal punto di vista sportivo, lavorativo, professionale. Starà poi alle istituzioni trovare una soluzione condivisa per regolare la situazione nel nostro ambiente.

Parliamo di logistica. Milano è una grande città e questo potrebbe agevolare il tuo lavoro da promoter, ad una prima analisi. Quali sono le maggiori difficoltà che incontri nell’organizzare, e quali i punti forti?

Milano è una città che dà tantissime possibilità ma, ovviamente, ha anche tante difficoltà. Milano ha molta dispersione, dal punto di vista degli eventi c’è grande offerta quindi il pubblico tende a non apprezzare quello che viene proposto. Ogni sera c’è un concerto, o una festa, quindi può capitare che una bella promotion dei nostri sport passi un po’ inosservata. D’altra parte Milano è un mercato grande a cui si può attingere, sia dal punto di vista del pubblico che degli sponsor. Se devo dirti, a Milano manca un bel palazzetto. Quello che era il Palalido quando combattevo io. Un palazzetto con dimensioni giuste dove fare eventi belli, senza per forza stare al forum d’Assago che contiene diecimila persone. C’è il Teatro Principe che ormai è una Mecca dei nostri sport, però ha capienza modesta. E’ vero che Angelo Valente organizza in una bella location però è appena fuori Milano. Mi auguro che il Palalido torni presto ad essere disponibile e che non diventi qualcosa di esclusivo perché se i costi lieviteranno diventerà per noi molto difficile organizzare. Staremo a vedere.

Insomma, mancano 4 giorni a questo evento. Il mio pensiero va all’intelligenza di Stradella, Valente e Leva, che uniscono le forze e si muovono per crescere. Ognuno con le sue idee, con il suo evento, ma con la consapevolezza che da soli si muore. Il lavoro di gruppo può davvero fare la differenza in un ambiente che vive sempre in bilico fra riconoscimenti ufficiali e cinture di cartone, dove la credibilità è appesa ad un filo e dove devono essere uomini validi a trainare la carrozza per fare la differenza.

In bocca al lupo a voi, dateci dentro!

Categoria
KICKBOXING

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