Doping: la sconfitta dello sport

il nuovo articolo di Paolo Morelli

C’è un lato oscuro negli sport da combattimento, specialmente in Italia. Da anni mi batto contro questa piaga che affligge i nostri sport. Qualcuno avrà capito a cosa mi riferisco, sì, è esatto, proprio al doping.

Le arti marziali dovrebbero veicolare messaggi di ONORE, LEALTÀ e RISPETTO SPORTIVO, anche per questo motivo non è tollerabile che qualcuno possa barare e arrivare a determinati risultati utilizzando questo tipo di “scorciatoie”.

Purtroppo oggi pochissimi eventi in Italia prevedono veri e propri controlli antidoping. La promotion più importante presente nel nostro paese, Bellator, non li fa ed è paradossale. Non nascondiamoci dietro un dito, sappiamo benissimo che i controlli non vengono realizzati perché alcuni atleti non li supererebbero e allora si preferisce chiudere un occhio piuttosto che correre il rischio di vedersi squalificato qualche nome eccellente.

Del resto USADA in UFC, fin dal suo arrivo, aveva fatto immediatamente vittime di prestigio, inutile ricordare i nomi.

La sensazione è che chi è scampato alla squalifica lo ha fatto in virtù di medici più bravi degli altri. Il punto è che uno sport pulito nel lungo periodo fa bene a tutti, agli appassionati e al pubblico che lo segue. Sapere che un super campione si è dopato per arrivare dove è arrivato lo ridimensiona immediatamente, gli fa perdere moltissimo appeal e difficilmente i fan riescono a nutrire nei suoi confronti la stessa passione di prima.

Bisogna evitare che gli sdc diventino come il ciclismo, dove è risaputo che anche a livello dilettantistico si fa largo uso di sostanze vietate. Il problema è che girando per i gala italiani, di fisici sospetti se ne vedono troppi. Forse sarebbe opportuno che ogni federazione prendesse in mano la questione controlli. Nei piccoli gala, i controlli non vengono realizzati per ragioni di costo, l’antidoping ha un prezzo piuttosto salato. Allora forse dovrebbe essere il CONI direttamente a giustificare la propria presenza garantendo dei contributi a chi lavora per uno sport pulito o forse finanziando direttamente i controlli.

Chiudere un occhio è sicuramente la strada sbagliata se si vuole che gli sport da combattimento mantengano e guadagnino credibilità nel prossimo futuro.

“ogni atleta ha il diritto di pulire lo sport”

Paolo Morelli

Categoria
MMAMMA ITALIANERUBRICHE

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