Il 2018 è stato un buon anno per le MMA italiane?

crescita ma ancora aspetti da migliorare

E così un altro anno di MMA italiane se ne sta andando. È il momento di archiviare e guardare avanti perché il 2019 si annuncia cruciale per tutto il sistema e per i nostri atleti (ehm,  lo diciamo tutti gli anni, ma stavolta…). Prima però mettiamo il punto su quello che è successo in questi 12 mesi. Cosa ci è piaciuto di più e cosa di meno, aspetti positivi e altri su cui bisognerà impegnarsi maggiormente.

Stop all’esterofilia dei training

Fino allo scorso anno tutti si dicevano certi che un atleta per crescere deve assolutamente uscire dai confini e andarsi ad allenare all’estero, mettendosi alla prova, tra le altre cose, con metodi e culture diverse e sparring di alto livello. È ancora così ma si comincia a intravedere una inversione di tendenza. Alcuni, a ragion veduta, suggeriscono che forse è meglio restare qui, che uscire dalla zona di comfort porta benefici ma anche squilibri e che facendo le somme meglio trovarsi una palestra top italiana piuttosto che spendere un mare di soldi (non tutti possono) per allenarsi fuori. Soprattutto questo indica che il livello è cresciuto: molti coach seguono le metodologie più aggiornate, le palestre hanno le attrezzature che servono e  spesso vengono chiamati atleti di nome da altri paesi per aiutare nel periodo dei training camp. Insomma, un top fighter pro nostrano se vuole può trovare quello che gli serve anche in Italia.

Fighter level up

Ne consegue che il livello medio dei nostri atleti è in crescita costante. Soprattutto le categorie di mezzo sono zeppe di ottimi fighter, ma si comincia a ragionare anche in quelle femminili, tanto che è facile prevedere una maggiore presenza di MMA rosa nelle card nostrane nel 2019.

Risultati tangibili

Alla fine ci portiamo a casa un altro atleta in UFC e una cintura in Cage Warriors. Nel corso dei mesi ne abbiamo avuto un’altra, più quella in EFC e non dimentichiamo la titleshot in ONE.  Abbiamo sdoganato Bellator: sono ormai parecchi coloro che hanno avuto la chance di entrare in quella gabbia e nell’ultima edizione i nostri hanno fatto la parte del leone. In generale è terminato definitivamente il periodo in cui si andava all’estero con poche possibilità, soprattutto nella prima parte dell’anno sono arrivate tante vittorie. Per quanto riguarda gli atleti in UFC, sono tutti abbastanza lontani dal top ma in posizione solida e pronti, speriamo, a qualche exploit nei prossimi mesi.

Eventi e match godibili

Non abbiamo assistito dal vivo a tutti ma lo diciamo con una ragionevole certezza. Chi ha investito qualche euro per andare a vedere un evento di MMA non ha sprecato i suoi soldi. Ogni aspetto che coinvolge lo spettatore dal suo arrivo alla fine dello spettacolo è curato: i match tecnicamente sono cresciuti, non solo fra i pro ma anche fra i giovani delle undercard. Non solo questo, anche tanti piccoli dettagli (comodità, servizi, orario) vengono costantemente migliorati. C’è più attenzione alle esigenze dello spettatore e si vede.

C’è da essere soddisfatti perché i passi avanti ci sono stati, tangibili, ma ci sono pure aspetti non positivi e vanno sottolineati anche questi:

Niente boom delle MMA italiche

Siamo sempre noi! Ormai ci si conosce tutti: atleti, coach, manager, promoter, blogger, tifosi. Cambiano gli scenari, i rapporti di amicizia, le faide, ci sono guerre di cortile, giochi di potere. Il tutto e il contrario di tutto con la velocità di una soap opera americana. Si fa fatica a seguire gli infiniti sviluppi ma alla fine siamo sempre noi, con tutti i pregi e i difetti del caso.

La bolla non è stata intaccata purtroppo: lo zio, il nonno, il vicino, il padrone di casa, il commerciante all’angolo… ancora non conoscono questo sport e non sanno chi sono i protagonisti. Peggio, ricevono un immagine distorta visto che gli organi di informazione non sono propriamente amichevoli. Solo nelle ultime settimane abbiamo già assistito a due tentativi di tirare le MMA in mezzo a questioni di cronaca nera.

Oltretutto a livello federale nulla cambia, ogni tanto esce qualche annuncio altisonante ma la realtà è che nei palazzi che contano le MMA non sono prese in considerazione. La speranza, come ogni anno, è che le divisioni di quartiere vengano messe da parte e il sistema, finalmente unito, abbia la forza di farsi sentire. Ma lo diciamo sempre, chi ci crede ormai?

A… come Antidoping

Una battaglia persa. Questo, in sintesi, è il verdetto che è uscito nel 2018. In pochi si sono posti il problema, in pochissimi hanno fatto qualcosa. In generale l’ambiente se ne è stra-fregato in un misto tra indifferenza e omertà. Alla fine quasi dispiace per quei pochi sprovveduti che hanno pagato per tutti. Diciamo, volendo essere buonisti, che il problema doping non è stato considerato una priorità. Per noi grave errore e mancanza di prospettiva a medio/lungo termine, comunque ci sarà modo di tornare sul discorso in futuro.

Ma… i big match?

Lo scorso anno di questi tempi facevamo, fra il serio ed il faceto, una lista dei match cui ci sarebbe piaciuto assistere nel 2018. Ebbene, non solo di questi non se ne è visto uno, ma in generale di match tra atleti top italiani neanche l’ombra. Date un’occhiata a un ranking qualsiasi e prendete i primi 5, 7, 8, in taluni casi anche 10 delle varie classifiche. Non c’è stato un incrocio. Uniche eccezioni: Zecchi-Musardo a Venator e Penini-Aliu a ICF. Due, miseri due sulle centinaia di accoppiamenti possibili, una roba desolante.

I motivi sono molteplici ma riassumendo tutto si può convogliare nel fatto che atleti e rispettivi staff credono sia meglio tentare il salto all’estero sperando di arrivare prima o poi ai dollari che UFC (o altre top promotion) sventolano loro davanti ogni sabato notte, che accettare le centinaia di euro di una borsa media italiana. Soprattutto, coloro che hanno ottenuto qualche risultato e credono di essere a buon punto nella strada verso la gloria, si guardano bene dall’accettare sfide dai giovani leoni compaesani perché in caso di sconfitta si andrebbe all’indietro come i gamberi.

Non è un ragionamento sbagliato, ma solo per coloro che effettivamente hanno raggiunto obiettivi importanti, ad occhio e croce saranno una decina in Italia, forse meno. Gli altri secondo noi avrebbero tutto l’interesse a mettere le cose in chiaro con i rivali della propria categoria, anche per non permettere il frazionamento della già esigua fan-base, invece i numeri parlano chiaro.  Non parliamo poi delle categorie pesanti dove quei pochi sono quasi tutti amici (spesso si allenano assieme per mancanza di sparring di stazza) e non vogliono intaccare i rapporti tarpando di fatto le ali alle loro carriere. Il resto lo fa la poca voglia di collaborare di tutte le componenti e a tutti i livelli. Ognuno per la sua strada, insomma.

Questo comporta che il pubblico assiste a buoni match ma non al meglio che le MMA nostrane potrebbero offrirgli. Non proprio il massimo, vista la situazione generale di affluenza non rosea (top del 2018 per un evento di sole MMA: PFN con 1250) e sapendo che in passato i grandi derby italiani qualche biglietto l’hanno venduto ottenendo risultati tangibili.

Per ovviare a questo problema si è visto che ci sono un paio di strade: i più virtuosi vanno a cercare avversari all’estero. Se sono validi la qualità tecnica dell’impegno è salvaguardata ma spesso sono sconosciuti alle masse. I costi lievitano (viaggio e pernotto in Italia per atleta e staff,  borsa) ma l’hype è zero, l’interesse non cresce e biglietti non se ne vendono. Non sappiamo quanto sia percorribile questa strada a lungo termine. Altri prendono direttamente la scorciatoia: abbinano i top fighter ad atleti di livello (anche molto) inferiore e cercano di venderli come big match. Poi se vai a far notare che si tratta di imbarazzanti e plateali mismatch si incazzano pure. Intellettualmente disonesti, fortunatamente una specie in via di estinzione.

Questo chiediamo per il 2019: ridateci i big match italiani.

Quelli che ti toccano nelle viscere, che ci pensi alla notte chiedendoti chi vincerà, che ti immagini la battaglia decine di volte prima che accada, che conosci i sogni e le aspirazioni di entrambi, che esulterai per il vincitore ma piangerai con lo sconfitto, che quando arriva il loro momento l’aria nel palazzetto diventa elettrica e il tempo si ferma.

Succederà? Speriamo, nel caso saremo qui tra un anno a raccontarvelo.

Amici, buon 2019 e ricordate che la gabbia e il ring non mentono mai.

DP

[photo credits copertina: Fabio Barbieri]

Categoria
BELLATORCAGE WARRIORSEDITORIALIITALIAN CAGE FIGHTINGMMAMMA ITALIANEMMA ROSAONERUBRICHEUFCVENATOR FC

ARTICOLI COLLEGATI