Bellator post Fight1, sarà successo o flop? L’opinione di Paolo Morelli

Il primo dicembre Bellator tornerà in Italia. Questa volta non sarà Oktagon l’evento italiano che lo conterrà e non sarà Di Blasi a patrocinarlo.

Sulla rottura tra il Bellator e Fight1 si è scritto molto nelle scorse settimane e molti commentatori e appassionati si saranno fatti un’idea in merito a ciò che è accaduto. Da addetto ai lavori, che ha vissuto questo evento dall’interno per tre volte negli ultimi due anni, posso fare alcune considerazioni.

Avverto subito che le mie considerazioni non possono essere super partes dato il ruolo che rivesto. Quindi non me ne vogliano gli amici di altre organizzazioni per la mia schiettezza (ovviamente siamo sempre tutti di parte, solo alcuni si prendono la briga di ammetterlo).

La prima considerazione riguarda la macchina mediatica a cui deve rinunciare Bellator perdendo Fight1.

Di questi tempi il Bellator di Firenze dello scorso anno aveva già venduto oltre 4000 biglietti, molto oltre la capienza del palazzetto che ospiterà l’evento di Genova di quest’anno, e l’evento veniva promosso da oltre tre mesi.

Sempre lo scorso anno, di questi tempi si conoscevano quasi tutti i nomi degli italiani che avrebbero partecipato all’evento. Quest’anno non si conoscono i nomi degli atleti italiani che parteciperanno, a parte Shan Cangelosi – ex Fight1 – e forse un altro nome semi sconosciuto.

Abbiamo alcuni nomi stranieri eccellenti, ma gli organizzatori dovrebbero essere consapevoli che non sono loro che portano pubblico italiano, sono i nomi italiani eccellenti che portano pubblico. Purtroppo pare che in Fikbms di nomi eccellenti ce ne siano ben pochi, fatta eccezione per Casella, che ha tutte le caratteristiche per diventare un top fighter a livello mondiale, non si scorgono altri atleti capaci di far parlare di se stessi per un motivo o per un altro. Di Blasi portava in Italia le star internazionali ma poi faceva in modo che fossero le star locali a portare il pubblico, riuscirà nella stessa impresa la Fikbms? Difficile, proprio perché gli mancano le star locali.

Il percorso per arrivare ad Oktagon prevedeva una lunga serie di incontri di selezione.

Questi incontri avevano diverse finalità importanti: la prima era quella di formare gli atleti che dovevano confrontarsi in incontri disputati sulle cinque riprese da tre minuti in galà sempre importanti e prestigiosi. In questo modo gli atleti si formavano dal punto di vista fisico e si abituavano a palcoscenici importanti. La seconda finalità era quella di far conoscere gli atleti al pubblico degli appassionati.

Chi si qualificava per Oktagon era già un personaggio, il pubblico lo aveva già visto combattere ed era incuriosito dalla prestazione che l’atleta in questione avrebbe avuto nel palcoscenico più prestigioso di tutti. Questi atleti che si erano formati dal punto di vista fisico, tecnico e che avevano avuto la possibilità di abituarsi per gradi a palcoscenici sempre più importanti erano in grado anche di portare pubblico.

Tutto questo meccanismo manca nella Fikbms che rischia di fare entrare degli ottimi atleti, ma perfettamente sconosciuti, in un evento troppo importante per loro.

La promotion americana non ha niente a che vedere con le organizzazioni locali (Oktagon a parte).

Ricordo perfettamente le prove fatte a St.Louis due giorni prima dell’evento per fare entrare gli atleti in passarella. Come se si trattasse di uno spettacolo di Broadway. Ricordo i commissari che mi controllavano mentre preparavo Gloria, che ci sequestrarono la nostra borsa perché intimoriti che potesse contenere chissà quale sostanza proibita. Ricordo la tv americana che mi microfonava prima di andare all’angolo, in modo che fossi consapevole che qualsiasi cosa avessi detto avrebbe potuto essere ascoltata in mondo visione e, ovviamente, ricordo i quasi 20.000 dello Scott Trade Center.

Certo, la mia atleta, Gloria Peritore, aveva già vinto due volte Oktagon, aveva combattuto nei ring di mezzo mondo ed era arrivata ad un appuntamento del genere per gradi, e comunque era tutto più grande ed maestoso di quanto avessimo immaginato.

Mi chiedo cosa potrebbe accadere nella mente di un giovane atleta, anche molto valido, se venisse proiettato dal niente in una realtà di questo genere. La tensione può tagliare la gambe, può bruciare anche il più valido aspirante campione.

Queste sono le mie perplessità sulla Fikbms che si ritrova a dover mandare degli atleti in un evento senza aver avuto la possibilità di far fare loro l’esperienza necessaria. Certo farebbero l’esperienza della vita, ma rischierebbero che fosse l’unica della loro vita, perché impreparati ad affrontarla.

Dal punto di vista dell’evento in sé rischia di essere un flop colossale.

Come ho scritto in passato, Di Blasi non è stato l’unico a portare promotion importanti nel nostro paese, ma è stato l’unico a saperle valorizzare, a far capire al pubblico di che tipo di eventi si trattasse. E qualsiasi cosa si pensi di Fight1 questi meriti gli vanno riconosciuti.

Termino dicendo che un’altra dichiarazione suscita le mie perplessità, quella di Donato Milano. Ha affermato che Bellator rappresenta l’occasione per dare uno sbocco professionistico serio agli atleti della sua federazione. Questa dichiarazione assomiglia ad un’ammissione di colpevolezza, come dire che prima che arrivasse il Bellator gli atleti Fikbms non avevano alcuno sbocco professionistico di un certo livello, che non ce ne sono altri.

Il che è un po’ triste per quella che dichiara di essere l’unica organizzazione di sport da combattimento ufficiale in Italia.

Prima che Di Blasi portasse Oktagon in Italia, che si consumasse il divorzio e che Bellator rimanesse in qualche modo orfana nel bel paese, Fikbms non poteva dare sbocchi professionistici seri ai propri atleti. Se così fosse, ma spero proprio che si sia trattata di un’uscita infelice e non veritiera, le asd degli sport da combattimento farebbero bene a guardare a maggior ragione verso Fight1 visto che ONE organizza molti più eventi, in tutti gli sport da combattimento, garantisce borse più alte ed è in forte ascesa.

Badate bene che io, pur essendo di parte ed essendo iscritto a Fight1, sono uno di quelli che auspicherebbe un’unica federazione, un campionato italiano unificato e una possibilità di fronte comune per la promozione di tutti gli sport da combattimento. Purtroppo, nella situazione attuale, tutto questo rimane una mera utopia.

Paolo Morelli

Categoria
BELLATORKICKBOXINGMMA

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