Bellator Milano visto da noi

Sabato Bellator è tornata in Italia, facendo tappa stavolta a Milano, all’Allianz Cloud, il nuovo Palalido. Un successo di pubblico non indifferente, visto il tutto esaurito con oltre cinquemila biglietti venduti. Diciotto match previsti, equamente divisi tra Kickboxing e MMA.

Siamo stati presenti dall’apertura dei cancelli alle 16 all’ultimo gong attorno a mezzanotte. Questo è il racconto della serata che va volutamente oltre il mero fatto sportivo. Molti blogger di settore erano presenti e hanno già spiegato e analizzato i match in tempo reale, con lunghi articoli scritti sugli angusti banchi stampa del Cloud. O con brevi video che una coppia di giovani in magliette Yokkao registrava di continuo con una macchina fotografica con sopra una sorta di copertina pelosa.

Devo dire che coi miei quasi 55 anni mi sentivo un po’ mosca bianca nella tribunetta riservata ai giornalisti di settore. E non solo per l’età. Io che sì scrivo per Fightingzone.it ma non solo e dunque non sono uno specialista delle MMA e tanto meno della Kick. Tuttavia trent’anni di esperienza a raccontare decine di sport diversi servono sicuramente per avere un occhio che possa penetrare oltre il puro vedere un evento. Dunque facciamo un passo indietro.

Ore 16, già almeno un migliaio di persone aspetta l’apertura dei cancelli

di fronte agli ingressi dell’Allianz Cloud in Piazzale Stuparich. I varchi si spalancano alle 16.15, l’afflusso è regolare. Io che sono vecchia scuola mi secco subito perché l’abitudine con l’accredito stampa è passare dai varchi di servizio e non fare code. Comunque pochi minuti e sono al mio posto e inizio ad osservare. L’organizzazione è in linea coi dettami, rigorosamente USA, della casa madre e dunque alle 16.55 il ring announcer è al suo posto per l’inizio della card della KickBoxing previsto per le 17. Nulla a che vedere con l’abitudine italica di iniziare in ritardo, col famoso quarto d’ora accademico. Infatti alle 17.01 suona il primo gong.

Lascio l’analisi dei match ai colleghi più esperti da un punto di vista tecnico,

io mi godo lo spettacolo, Gli incontri si susseguono assolutamente senza pause. Del resto sono nove, l’ultimo per il Titolo Bellator dei Piuma sui cinque round, e alle 20 in punto deve iniziare la card MMA. Con tanto di smontaggio del ring e allestimento della gabbia, visto che qui non siamo a ONE e ognuno combatte sul suo terreno. La gabbia è già lì, pronta sospesa sopra la testa dei kickboxer, calerà dall’alto a tempo debito.

Mi impressione l’abilità di Shan Cangelosi che vince a mio parere un ottimo match contro il britannico Kevin Ross. Tutta la card è piacevole.

Nella sfida per il Mondiale dei piuma

Cristian Faustino ci prova in tutti i modi ma il campione, il canadese Gabriel Varga rimane su un altro livello e si aggiudica tutti e cinque i round tenendosi la corona. Ultimo gong intorno alle 19.30. Una decina di addetti si precipita a smontare il ring, e a rimuovere il tappeto con le scritte Bellator Kickboxing e relativi sponsor facendo comparire quello che serve per le MMA. Poi musica e luci creano la giusta atmosfera per la calata dall’alto della gabbia rendendo parte dello show anche il lavoro del personale del montaggio. Il Nuovo Palalido ormai è gremito in ogni ordine di posti. Puntualissimi, alle 20, iniziano gli incontri della card Mma.

Impressiona subito Nicolò Solli, che sembra in difficoltà contro il britannico Daniel Cassel e poi lo sottomette a metà primo round, caricando il pubblico per il match che segue, uno dei più attesi, la rivincita tra Andrea Fusi e Walter Pugliesi. Le tifoserie di entrambi sono schierate con tanto di striscioni. Si va ai punti dopo un match molto bello ma sempre controllato da Walter che infatti si guadagna un 30-27 da tutti e tre i giudici.

Io sono emozionato, nonostante la mia età avanzata,

lo ammetto, dal vedere dal vivo due figure che per me sono autentici miti americani: Big John McCarthy là nel suo angolo mentre fa la telecronaca per Paramount e la app di Bellator e dal vedere arbitrare, in entrambe le discipline l’altrettanto iconico Dan Miragliotta, con quel cognome assolutamente italiano che ogni ring announcer americanizza a suo modo.

La card scorre via. Personalmente mi delude solo la sfida tra i massimi Sidelnikov, che la spunta ai punti, e il portoghese Barros. Si vedono invece fior di prestazioni come la vittoria ai punti ma nettissima di Dragos Zubco contro l’olandese Hesdy Gerges. Rafael Macedo supera ai punti Kane Mousah, e ancora Melvin Manhoef, 43 anni lo scorso maggio infligge un devastante e spettacolare KO a Yannick Bahati quattordici anni più giovane di lui.

Arriva così il momento dei fighter più attesi dal pubblico italiano.

Prima Stefano Paternò, amatissimo a Milano, poi l’eterno Alessio Sakara che è uno dei pochissimi nomi di atleti MMA conosciuti dal pubblico generalista in Italia, e che continua a riempire i palazzetti.

All’Allianz Cloud ormai c’è gente ovunque. Il match di Paternò vale il prezzo del biglietto, finisce ai punti col milanese sempre in grado di controllare la situazione ma con scambi feroci e spettacolari, visto che il suo avversario Ashley Reece, britannico, non si tira indietro a sua volta. Mentre combattono ho un occhio anche allo schermo del cellulare dove su Fightpass vedo Marvin Vettori battere nettamente ai punti l’odiato Sanchez e tenersi ben in quota in UFC.

Per il match del legionario la faccenda cambia.

Il canadese Canaan Grigsby è fermo dal maggio del 2017 e ha perso tre degli ultimi quattro match disputati. Sul ring non si vede proprio. Scambia per circa cinque secondi poi Sakara lo mette contro la gabbia e finisce il lavoro: KO in 23”. Si apre la discussione e in molti dicono la loro sui vari social su questo fine carriera di Alessio. Tutto questo però alla gran maggioranza del pubblico presente all’Allianz Cloud non interessava. Lì sabato sera c’era solo adrenalina ed esaltazione per la vittoria del proprio eroe, in un boato che è proseguito molto a lungo, più a lungo della durata del match.

Ci sono icone che non tramontano.

Un’altra era salita sul ring a salutare il pubblico poco prima: Fedor Emelianenko, The Last Emperor, 43 anni, che ancora combatterà il prossimo 29 dicembre. In una sorta di Mondiale master categoria over 40 contro Quinton Rampage Jackson. Quindi alla fine il discorso che certi nomi vincano, perdano, combattano contro avversari solidi o comodi, comunque riempiono i palazzetti non funziona solo da noi, e nello sport professionistico, dove non c’è Stato, o Comitato Olimpico che ti sostiene chi organizza deve badare a far quadrare i conti. Alla fine assolutamente tutti soddisfatti, una grande card per l’Italia e, per chi come me non si è perso nulla sette ore di spettacolo.

Le note dolenti riguardano la location.

Ottima la posizione, vicino al centro di Milano, servita da due linee della metro, la 1 e la 5 che arrivano a pochi metri dagli ingressi dell’Allianz Cloud. Lasciatemi però dire che in un palasport nuovo, inaugurato da poche settimane, non mi aspettavo di trovare tutto stretto, a iniziare dai banchi stampa dove i miei più giovani colleghi saltavano dentro e fuori come ginnasti per evitare di fare alzare tutta la fila, coi volontari del soccorso destinati al primo anello seduti sulla scaletta della tribuna stampa perché nessuno aveva pensato a una panca per loro. Anche molti spettatori erano obbligati a scalare le tribune per uscire dalla loro fila senza far muovere dieci persone. E in un evento che dura sette ore, permettetemi, non si può restare sempre fermi al proprio posto.

Dalle 22 in poi c’erano ampi vuoti nelle tribune,

in molti, troppo stretti e compressi nei loro seggiolini, avevano scelto di stare in piedi nel corridoio superiore del loro anello. Per non parlare dei bar microscopici dove le file erano chilometriche, e dei pochissimi bagni previsti dagli architetti che hanno firmato il progetto dove le file erano lunghe quanto quelle del bar. Nel 2019 chi sceglie di andare ad un evento pagando un biglietto deve essere comodo in tutto, non basta più offrire solo lo show. E temo che Milano, ovviamente per questa parte del discorso la puntuale organizzazione di Bellator Italia non c’entra nulla, rifacendo il vecchio Lido in questo modo abbia perso un’occasione.

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