Bellator, borse degli atleti e cosa significa essere una top promotion

Cosa vuol dire essere una top promotion nell’ambito degli sport da combattimento? Ve lo siete mai chiesto? La domanda potrebbe apparire banale ma a pensarci bene non lo è poi tanto. Scrivo questo articolo dopo aver letto un post di Gabriele Casella in cui annunciava di voler rinunciare alla partecipazione al prossimo Bellator italiano. Andiamo con ordine e rispondiamo alla prima domanda: una top promotion è tale perché ha una copertura mediatica globale e i suoi eventi possono essere visti in tutto il mondo. I suoi eventi vengono visti in tutto il mondo perché può annoverare tra le sue fila dei top fighter, e ancora, i top fighter scelgono quella particolare promotion perché vengono retribuiti di più che da altre parti. Banalmente, per poter ambire a definirsi top promotion, occorre garantire borse che abbiano un minimo di appetibilità per i migliori fighter in circolazione.

Il punto è proprio questo: il fighter italiano ha rinunciato a combattere nel Bellator perché gli avevano proposto una borsa non all’altezza dell’impegno, un qualcosa che avrebbe potuto facilmente guadagnare in eventi minori, contro avversari meno blasonati di quello che gli veniva proposto. Conosco bene le borse che Bellator proponeva ai fighter italiani esordienti (esordienti nel Bellator intendo) nei primi eventi italiani, ed erano borse di tutto rispetto, degne di atleti professionisti, a questo punto c’è da chiedersi cosa sia successo. O la promotion statunitense ha deciso di rallentare la sua rincorsa all’Ufc e di accontentarsi di essere considerata l’eterna seconda (oggi ormai anche terza, quarta o quinta, visto che la concorrenza si fa sempre più serrata) diventando meno appetibile per i fighter di belle speranze, o non vuole investire nella kickboxing, o, ancora, pensa di poter speculare con gli atleti italiani, che tanto sono abituati ad essere retribuiti in buoni pasto e quindi possono essere comprati con niente.

Certo, per molti fighter, potrebbe essere considerato estremamente prestigioso combattere nel Bellator, e, capisco, che, un esordiente, potrebbe anche accontentarsi di una sorta di borsa di “primo ingresso”, tanto per arricchire il proprio curriculum.  So che persino in UFC qualcuno si è accontentato di una borsa simbolica pur di combattere. Gabriele Casella, tuttavia, è uno di quelli che di curriculum ne ha da vendere. Ha dato spettacolo al suo esordio contro un avversario considerato di grande valore e sarebbe stato alla terza partecipazione nel Bellator. In più, attualmente, rappresenta, secondo il sottoscritto, la più grande promessa della kickboxing italiana, (promessa che è stata, fino ad ora, ampiamente mantenuta). Perché dovremmo svendere i nostri migliori fighter? Possibile che non ci sia nessuno che difenda gli interessi dei nostri atleti? Tra l’altro se facciamo considerazioni di ordine strettamente economico, chiediamoci quanti atleti italiani sono in grado di muovere pubblico, ebbene, Casella è uno di quelli che portano spettatori paganti, perché dovrebbe essere sottopagato?

Personalmente sono contento di pagare per poter vedere match con atleti di alto livello come lui, atleti che sono in grado di offrire un bello spettacolo e che è un piacere veder combattere. Credo che Bellator debba riflettere molto su cosa significhi investire nel mercato europeo e che collocazione voglia assumere nell’ambito delle promotion più importanti a livello mondiale. E’ probabile che nel giro di pochi mesi qualcun altro metta gli occhi sulla vecchia Europa del fighting e cercare di risparmiare pochi spiccioli, invece di cercare di mettere sotto contratto gli atleti con le prospettive migliori, non sembra essere una mossa azzeccata.

Paolo Morelli

Categoria
BELLATORKICKBOXINGMMA

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