Atleti ad alta prestazione

Che cosa mi rende più performante?

La prestazione massima o ottimale, in un essere umano, e nel nostro caso negli atleti, è un tema centrale della psicologia.

Che cosa mi rende più performante? Quali aspetti creano il particolare contesto bio psico sociale per ottenere la massima prestazione possibile?

La prestazione è diversa dal risultato in gara, che percentualmente non attiene completamente all’atleta. La prestazione è la maggior espressione psicofisica di sé, di volta in volta valutata con criteri selezionati. Se ne deduce la possibilità di avere ottime prestazioni con risultato comunque di sconfitta. E viceversa, match o gare vinte con prestazioni al di sotto del potenziale proprio dell’atleta.

Molto spesso, l’atleta vive una discrasia tra la prestazione in allenamento e quella in gara, dovuta a fattori e pressioni di tipo psicologico o sociale (tanto che anche comunemente si parla di ansia da prestazione).

Sicuramente la prestazione ha delle condizioni multifattoriali e negli ultimi anni ricerche trasversali, a livello internazionale, hanno ricondotto a questi elementi i fattori che “costituiscono” un atleta di alto livello agonistico:

  • Superamento dei propri limiti (tecnici, fisici, psicologici)
  • Miglioramento continuo ( trend in crescita sul lungo termine; si dice spesso che per le alte prestazioni o si migliora o si peggiora: non esiste “stasi”)
  • Competizione con sé stessi (più che con gli avversari, gli atleti di alto e altissimo livello vivono un’esperienza di gara continua con loro stessi)
  • Sforzo al 100% delle proprie potenzialità, il che equivale a dedizione fisica e psicologica
  • Alta tolleranza alla frustrazione (essere in grado di gestire, sopportare, ridurre le frustrazioni e le complicazioni)
  • Adattamento allo stress negativo (capacità di rilassarsi, di far fluire i pensieri, di calmare corpo e mente distogliendo l’attenzione dalle pressioni, siano esse sociali o legate alla vita privata)
  • Capacità elevate di attenzione (focalizzare l’attenzione, minimizzare la distrazione)
  • Attribuzione interna della prestazione (la prestazione – che ricordiamolo ancora non è il risultato – sia pessima che ottimale “dipende da me”)

 A questi fattori si aggiungono i rapporti interpersonali  con il proprio team, gli allenatori, lo staff medico, che può essere una fonte di supporto enorme (o al contrario in caso di comunicazioni disfunzionali e disorganizzazione una fonte di emorragia energetica.)

Ultima ma non ultima troviamo nelle ricerche e nelle analisi delle interviste la PASSIONE per ciò che si fa: essa sostiene l’atleta durante la carriera, divenendo il vero sistema di attivazione psicofisiologica sul lungo periodo.

La motivazione invece, tanto nominata in ambito sportivo, è ondivaga e dal punto di vista psicologico è un costrutto teorico molto aleatorio, se non addirittura dannoso per come viene pensata. Ma questo forse sarà argomento dei prossimi post… dove ci addentreremo sempre più nel glossario psicologico sportivo.

Intanto provate la vostra personale check list.

Mario Ganz

Categoria
MMARUBRICHE

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