Amanda Nunes nella storia

MMA Rosa - La brasiliana mette KO a sorpresa Chris Cyborg in 51 secondi e diventa la numero 1 all time delle MMA femminili

Era iniziato tutto l’otto marzo del 2008, il giorno della festa della donna, in un’oscura palestra dello stato di Bahia. Una ragazza non ancora ventenne al suo primo match professionistico aveva incrociato i guantini con una appena più esperta avversaria, tale Ana Maria (1-1). Era finita velocemente. Ana Maria aveva chiuso per sottomissione al primo round. La nostra ragazza invece se ne era uscita dalla palestra facendosi delle domande, forse dubitando di poter essere veramente una fighter pro.  Dieci anni, nove mesi e ventuno giorni dopo la stessa ragazza, ormai trentenne è uscita dal Forum di Inglewood a Los Angeles con due cinture UFC, quella dei pesi Gallo e quella dei Piuma. Amanda Nunes non solo era una fighter professionista, ma era la numero uno di sempre nella storia delle divisioni femminili.

Cinquantuno secondi è durato il match che la opponeva alla connazionale Cristiane “Cyborg” Giustino, campionessa indiscussa dei Piuma che Amanda aveva avuto il coraggio di andare a sfidare nella sua categoria. Meno di un minuto di scambi selvaggi, senza badare alla guardia. Cyborg, partita favorita, considerata quasi invincibile, dopo aver messo un paio di colpi nei primi secondi aveva solo potuto subire la furia di Amanda, fino all’inevitabile KO.

In quei dieci anni, nove mesi e ventuno giorni

Amanda aveva dovuto abbatterne di regine per diventare lei Imperatrice. Dopo la prima sconfitta erano arrivate sei vittorie consecutive, tutte per KO, fino all’approdo a Strikeforce il 10 settembre 2011. Quella sera la sua corsa si è fermata di nuovo contro Alexa Davis per colpi.  Nel 2012 Invicta, una vittoria, la prima per sottomissione contro Raquel Pa’aluhi, seguita da una sconfitta ai punti a gennaio 2013, prima volta all’ultimo gong in carriera, contro Sarah D’Alelio. Nonostante la sconfitta ad agosto dello stesso anno c’era stato l’approdo in UFC. Due vittorie, Gaff e de Randamie, per sottomissione poi una bruciante sconfitta per ground&pound alla terza ripresa con Cat Zingano. Un match che consegnò quest’ultima alla demolizione, 14 secondi di contesa, da parte di Ronda Rousey per la cintura dei Gallo. E un match che probabilmente tornò a far dubitare Amanda del suo futuro mentre usciva dalla MGM Arena di Las Vegas. Era il 27 settembre del 2014, UFC 178 l’evento.

Dopo quella sera però tutto cambiò.

” The Lioness” divenne tale e le regine cominciarono a cadere. Due vittorie al primo round con Shayna Baszier e Sara McMann nel marzo e nell’agosto del 2015 la portano alla sfida con Valentina Shevchenko. E’ il 5 marzo 2016. Amanda vince ai punti per la prima volta in carriera nella gabbia di Nashville in Tennessee, e ormai per lei è tempo di dar l’assalto al titolo. Succederà il 9 luglio dello stesso anno a UFC 200. La regina che cade, sottomessa dopo 3 minuti e 16 secondi del primo round è Miesha Tate, che era tornata in possesso della cintura dopo la prima caduta di Ronda e l’effimero regno di Holly Holm. La Tate ci riproverà contro Pennington un anno dopo, solo per perdere di nuovo e capire che la sua carriera è finita.

C’è tempo per un terzo match in quel 2016. E’ il 30 dicembre e l’attesa per il ritorno sul trono di colei che tutti considerano la vera regina è enorme. Ronda Rousey entra nell’ottagono della T-Mobile Arena a Las Vegas per riprendersi ciò che ritiene suo dopo una campagna per promuovere il match tutta incentrata sul suo personaggio. Amanda sembra destinata a recitare il ruolo della vittima del sacrificio, ma basta guardare i suoi occhi sempre imbronciati e carichi di rabbia per capire che forse non sarà così. Ronda è la seconda regina a cadere, in 48 secondi, devastata di colpi. Non combatterà mai più in un ottagono. E’ stata quando ho visto l’esultanza rabbiosa di Amanda dopo quel match, il dito sulle labbra mostrato alla T-Mobile con l’invito a starsene zitta, che ho capito che era il mio tipo di atleta. Ho sempre amato i campioni antipatici, quelli che il pubblico fischia.

Ormai siamo alla storia recente.

La seconda  difesa è di nuovo contro Valentina, e arriva una vittoria solo per decisione non unanime che forse incrina un pochino il regno. Nel maggio di quest’anno Amanda sconfigge anche  Raquel Pennington, faticando un po’, la conclusione, per colpi, arriva solo a metà della quinta ripresa. Quando però due notti fa Amanda incontra la terza regina di questa storia Cyborg non dura che 51 secondi, tre in più di Ronda. Forse fino ad ora si poteva dire che Nunes aveva detronizzato regine già traballanti. Tate a fine carriera, già piegata più volte da Ronda, quest’ultima minata nelle sue certezze dalla devastante sconfitta con la figlia del prete. O regine non ancora incoronate come Shevchenko che sarebbe arrivata alla cintura dei Mosca dopo la doppia sconfitta con Amanda. L’altra sera invece Cristiane Justino è stata abbattuta nel pieno del suo splendore. Seconda sconfitta in carriera. Anche lei, pensate un po’, era stata sottomessa al debutto al primo round, da tale Erica Paes…

E Ana Maria?

La prima avversaria di Amanda ha smesso di combattere nel 2014 chiudendo con un dignitoso 5-5. Chissà se sabato l’ha vista in TV? Chissà se si sta già preparando una favola da raccontare un giorno ai nipotini?

C’era una volta, tanti anni fa a Bahia, una ragazza con gli occhi arrabbiati. Era molto giovane e la sua strada incrociò quella di vostra nonna una sera in una gabbia dentro una vecchia palestra. Vostra nonna gliene diede un sacco. Dieci anni, nove mesi e ventun giorni dopo averle prese da vostra nonna quella ragazza divenne Imperatrice. La più forte di tutte noi. Ma non poté mai prendersi una rivincita su vostra nonna. 

E i suoi nipotini capiranno che è meglio non fare arrabbiare la nonna.

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