Alla scoperta dei campioni del K1

Secondo appuntamento col reportage che Danilo The Perfect Bellomo ci manda dal Giappone. Come sarà stato il primo approccio con i fighter del Sol Levante?

 

Capitolo 2

Sono arrivate. Le aspetto da un giorno e mezzo, mi sembra di essere un bambino a Natale
all’apertura dei regali. Le mie valigie sono qui, appena in tempo, manca un’ora all’allenamento e non
ho mai percorso il tragitto che separa casa mia dalla palestra di Sagami-Ono. Non sto più nella
pelle, voglio allenarmi, voglio scoprire quel mondo, la K1 giapponese, che è l’unico motivo per cui
sono venuto qui. Così salgo sul treno e mi accorgo ben presto che non arriverò mai in tempo per
l’inizio, complici le enormi stazioni giapponesi e il tragitto che effettivamente è più lungo di quello
preventivato, arrivo quasi un’ora dopo l’inizio della lezione.
Gli atleti stanno facendo sei round di light sparring, alla reception c’è il loro maestro, il sensei, Masakazu Watanabe che ho visto tante volte all’angolo nei video. Accenno le prime parole in inglese ma subito mi rendo conto che non ne sa una parola, fortunatamente sono preparato, telefono a un mio contatto italiano che conosce il
giapponese che gli spiega la mia situazione e fa da traduttore tra le parti. Masakazu dice che devo
allenarmi con la classe generale dei principianti e posso provare a fare sparring con i professionisti
il sabato: mi cade il mondo addosso: 9.738,79 km da Milano per allenarmi con i principianti.
Non mi arrendo, non ho fatto tutto questa strada per fermarmi al primo ostacolo; spiego alla traduttrice di
dirgli che sono un fighter professionista, anche se in Italia il professionismo praticamente non
esiste, ma questa è un’altra storia, che non sono l’ultimo arrivato e che ho il livello per allenarmi con
i suoi professionisti. Aspetto la traduzione del contatto, intanto guardo rapito la ventina di ragazzi
che si allenano e rifletto su fatto che forse non ce la farò, che dovrò convincerli al primo
allenamento con la classe generale che non sono uno sprovveduto. Masakazu mi passa il cellulare
dove ancora in linea c’è la traduttrice: ce l’ho fatta! Mi posso allenare con i professionisti tutto il
mese a partire da quel momento!!
Ringrazio entusiasta il mio contatto e Masakazu, che mi indica lo spogliatoio e vado a cambiarmi.
Saluto tutti al mio ingresso sul tatami bianco e gentilmente, anche se nessuno sa l’inglese, mi fanno
capire che mi aspettano 6 round di Pao e focus o come li chiamano qui me too, per chi non fosse
pratico della kickboxing sono dei colpitori che consentono al compagno di provare delle
combinazioni colpendo i suddetti bersagli. Arrivo fino alla quarta, poi complice la stanchezza,
l’assenza di riscaldamento e il jet lag, vedendo che sono al capolinea, mi fanno cenno di fermarmi.
Giusto il tempo per lo scambio di chi lavora ai colpitori e altre 5 riprese di lavoro libero e
l’allenamento finisce. E qui arriva una sorpresa inaspettata: alcuni ragazzi, in puro clima di
ospitalità giapponese e curiosità per la novità, mi invitano ad assaporare le delizie del loro Paese
portandomi a mangiare un ottimo ramen, in uno di quei posti che solo se sei del posto ti azzardi ad
entrare. Infine, dopo esserci rifocillati, mi portano in un locale di una spiaggia vicina nella località
di Enoshima, dove finiamo in bellezza una giornata piena di emozioni e novità in cui, nonostante le
difficoltà linguistiche, mi hanno fatto sentire benvoluto e parte della loro famiglia.
Una volta tornato a casa mi preparo mentalmente per l’allenamento dell’indomani: corsa e sparring leggero.
Finalmente, anche se in forma leggera, potrò misurarmi tecnicamente con i professionisti
giapponesi e con quel Takeru che non ha eguali nel mondo nella sua categoria di peso, e….non vedo
l’ora!
Danilo Bellomo
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Categoria
KICKBOXING

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