2020: è il momento di resettare per le MMA italiche

Anni che lo dico e provo ad avvisare, ma in generale ho ottenuto ben poco. Qualche like, qualche messaggio di supporto ma alla fine tutto è restato uguale e si è quindi andati dritti verso il punto di rottura. Venator, con la decisioni rese pubbliche in queste ore, di fatto mette in piazza quello che tutti sappiamo ma che poi nessuno dice apertamente: organizzare match di MMA è particolarmenete difficile perchè spesso e volentieri gli atleti o chi per loro, non accettano i match proposti, preferendo seguir idee che ritengono migliori per lo sviluppo delle loro carriere.

Premetto, non voglio parlare specificamente delle decisioni che ha preso Venator in queste ore, non ne so abbastanza, anche se ovviamente se ne possono trarre utili riflessioni, mi spiace per i soggetti coinvolti.    A me interessa il quadro generale, tutto il sistema ha preso da qualche anno una strada singolare e credo sia necessario correggere il tiro drasticamente prima che la situazione diventi ingestibile., ammesso che non lo sia gia’

Mettiamoci d’accordo, si puo’ restare cosi’.

Cioè vivacchiare, si fanno gli eventi con i soldi che si ha, qualche match serio, qualcuno farlocco, si pompano gli atleti della propria palestra o scuderia, ogni tanto un atleta va al piano di sopra, i promoter che si stancano vengono sostituiti da altri sognatori . Sono 30 anni che si va avanti, si puo’ fare all’infinito e ormai ho capito che per parecchi andrebbe anche bene perchè manterrebbero quello status effimero che si sono guadagnati nel tempo, a tutti i livelli. Ma se si vuol prosperare, ergo far girare dei soldi, la casa va ricostruita dalle fondamenta, perchè quelle su cui è appoggiata sono quanto mai pericolanti e illusorie, non vanno bene per costruirci il futuro.

Qualche dato che ho raccolto facendo le classifiche delle MMA:

-sapete per ogni categoria di peso quanti incroci ci sono stati tra i top 10 in percentuale?  Ve lo dico io, siamo attorno al 5%, in alcuni casi anche meno.  Una barzelletta.

-sapete la percentuale di atleti mandati in UFC tra tutti quelli entrati in una gabbia speranzosi di andarci, in tutti questi anni? Ve lo dico io, meno dell’ 1%

-sapete quanti match partoriti dalle menti dei matchmaker o dei promoter riescono ad arrivare fino alla gabbia?  Siamo attorno al 30%, contando rifiuti vari, infortuni etc., e credo che la tendenza sia verso il ribasso.

 

Con questi numeri mi volete dire dove si vuole andare? 

Come si fa ad attirare un pubblico e creare una fanbase?

Come si fa senza pubblico ad attirare gli sponsor?

Come si fa senza sponsor a coprire i costi degli eventi e pagare borse decenti agli atleti?

Come si fa a sviluppare questo magnifico sport senza tutto questo?

 

Credo che  l’inizio della deriva sia insito proprio nella particolare struttura del mondo delle MMA italiche: un mondo dove tutti conoscono tutti, con gli atleti si è amici, si percepiscono le fatiche quotidiane, si conoscono i sogni e le aspirazioni di ognuno di loro, si soffre con loro. Le discussioni non mancano mai ma il supporto ai ragazzi è sempre totale da parte di tutti, direi anche giustamente. Il problema è che in qualche punto della storia si è iniziato a pensare che il fine ultimo del sistema MMA sia quello di assecondare i loro sogni, accompagnandoli nelle promotion dove sognano di arrivare e dove potranno percepire finalmente gloria e soldi che meritano. Tutto dovrebbe girare attorno a questo.

Mi spiace amici, ci dobbiamo svegliare da questa illusione. Non puo’ funzionare cosi’, in nessun campo della vita, men che meno in uno sportivo.  Il sogno dell’atleta appartiene esclusivamente all’atleta stesso, lo scopo del sistema è a respiro molto piu’ ampio: fornire uno spettacolo al pubblico e ricavarne indietro un utile. Tutto il resto, tra cui il singolo risultato sportivo, è cosa di cui è piacevole discutere il giorno dopo, ma nel quadro generale è secondario, non di poco.

Non si puo’ andare avanti se quasi ogni atleta si è convinto,o è stato convinto,  che basta battere 2-3-4-5-6 sacchi e poi mettersi alla finestra ad aspettare la chiamata Divina.  Certo, se uno sta veramente ad un passo dalla top promotion posso anche capirlo, ma quanti ne abbiamo realmente in quella condizione? E poi cosi’ si generano i paradossi: atleti che sono 1-0, 2-1, 3-2, che rifiutano i match perchè pensano di proteggere qualcosa, uno status che credono di aver guadagnato.  Ma che vuoi proteggere se nella catena alimentare del combat sport sei all’ultimo scalino?

Risultato? Vado agli eventi e gli atleti piu’ forti li trovo negli spalti assieme a me,

invece che in gabbia. Sono li che guardano, non so bene cosa aspettano, visto che non hanno tutti sti anni a disposizione per arrivare dove desiderano.  In gabbia trovo quello che resta: giovani, per fortuna ogni anno sempre migliori, gente che si vuol mettere alla prova, gente che combatte per diletto, vecchie glorie che non riescono a smettere… Poco, per potersi aspettare l’arrivo del grande pubblico, al limite ci possono essere i fan hardcore come me, parenti, amici e organizzatori.

Gia’, il pubblico, finisco sempre sullo stesso tasto.  Quello che paga il biglietto e che dovrebbe essere accontentato, e di cui invece importa a pochissimi. quello di cui dovrebbero essere ascoltate le richieste. Io faccio parte del pubblico e fidatevi, non siamo contenti: i migliori atleti ormai son fuori dall’Italia e quelli che potrebbero diventarlo si evitano come la peste.  Un ripiego, un momento di passaggio, una tappa forzata prima di arrivare alla gloria. Cosi’ viene considerata la gente italica e infatti la gente se ne accorge e reagisce di conseguenza: con altri mille sport da guardare se ne strafrega delle MMA e i palazzetti sono mezzi vuoti.

So gia’ cosa ribatteranno alcuni: “con i pochi soldi che prendono questi ragazzi cosa vuoi pretendere”?  E’ vero, le borse mediamente sono basse, drammaticamente basse. E’ un altro problema di cui bisognera’ occuparsi ma per me è solo un effetto di tutto quello che vi ho descritto prima. Se non si arriva al grande pubblico non si riuscira’ mai a vivere di questo sport.

Soluzioni? Alla radice: intanto smetterla di illudere sti ragazzi facendo loro credere che tutti potranno un giorno arrivare in alto.  Smetterla di proteggerli facendogli fare percorsi agevolati, è un favore fittizio per due motivi.

-perchè quando poi arrivano al top i nodi vengono al pettine e se non sei adeguatamente pronto si vede e ne paghi le conseguenze

-perchè anche gli altri poi vogliono emulare (c’è arrivato lui battendo bidoni, posso farlo anche io) mandando in tilt il sistema e bloccando le promotion che senza i big fanno piu’ fatica ad attirare la gente

Percorsi duri, quasi spietati, selezioni naturali: e’ l’unico modo, tornare a quando e al perche’ le MMA moderne sono nate.  Quando i migliori andavano contro i migliori, sempre e comunque.   Una strada impervia, infatti non per tutti: certo, ci spiacera’ quando qualche ragazzo vedra’ infrangere le proprie speranze in una sconfitta,  ma credere che tutto l’ambiente possa andare avanti facendosi carico dei sogni di tutti i pro italiani vuol dire vivere fuori dalla realta’, oltretutto con i pochi soldi che girano.

E poi…siamo proprio certi che far percorrere strade agevolate ai ragazzi sia proprio questo gran favore?  E’ un favore far loro credere di poter arrivare a un livello dove la grande maggioranza non puo’ arrivare? E’ un favore far loro spendere soldi, tempo, farli vivere di rinunce,, oltretutto sapendo che con le borse quasi tutti non rientreranno delle spese?  E’ un favore fargli credere di essere forti a suon di mismatch per poi lanciarli senza protezione nel grande giro dove ci sono gli squali veri?  Si sta facendo un favore a loro…o si sta pensando ai propri interessi cercando di tirare avanti e passando sopra alla loro pelle?

Domande, alla fine sono tante domande,  mi auguro solo che prima o poi qualcuno inizi a pensare alle risposte

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Categoria
EDITORIALIMMA ITALIANE

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